
Viviane Sassen: il corpo come soglia, enigma e rivelazione
Nel panorama della fotografia contemporanea, pochi artisti hanno saputo ridefinire con tanta radicalità il rapporto tra corpo, immagine e desiderio quanto Viviane Sassen. Da oltre trent'anni, l'artista olandese attraversa con una naturalezza quasi disarmante territori che molti considerano inconciliabili: moda e arte, documento e astrazione, autobiografia e costruzione simbolica. E lo fa con una ricerca incommensurabile e distintiva. Il suo lavoro non si limita a occupare uno spazio intermedio; lo reinventa, lo contamina, lo espande. La retrospettiva The Body as Sculpture, esposta a Fotografiska Berlin fino al giugno scorso, ha offerto una chiave di lettura privilegiata per comprendere la complessità di questa sperimentazione artistica. Non è una semplice antologia di immagini, ma un dispositivo curatoriale che mette in tensione i temi che hanno attraversato l'intera opera di Viviane Sassen: il corpo come superficie e come abisso, la memoria come materia plastica, la visione come atto di potere e vulnerabilità.
Un'estetica nata dalla frattura
Per comprendere la forza del suo linguaggio visivo, bisogna partire da un dato biografico che Sassen stessa riconosce come fondativo: l'infanzia trascorsa in Kenya, dove il padre lavorava come medico. Lì, la giovane Viviane entra in contatto con la malattia, la morte, la fragilità fisica. Non come concetti astratti, ma come presenze quotidiane.
Questa esposizione precoce alla corporeità nella sua dimensione più cruda non genera in lei un impulso documentario, bensì una sensibilità ambivalente: il corpo è al tempo stesso luogo di bellezza e di inquietudine, di identità e di metamorfosi.
È da questa frattura originaria che nasce la sua estetica: un modo di guardare che non cerca di pacificare il reale, ma di mostrarne le tensioni interne. La fotografia, per Sassen, non è mai un gesto neutro. È un atto che implica responsabilità, desiderio, rischio.
Il corpo come scultura, ombra, interruzione
La mostra berlinese lo esplicita con chiarezza: il corpo, nelle immagini di Sassen, non è un soggetto da rappresentare, ma una materia da modellare.
La sua pratica è profondamente scultorea, anche quando lavora con la luce o con il collage. Le figure vengono piegate, nascoste, frammentate. I volti scompaiono dietro superfici, tessuti, ombre. Le pose sfidano la leggibilità anatomica.
Questa scelta non è un vezzo formale: è un modo per sottrarre il corpo alla logica del consumo visivo, per restituirgli un margine di mistero. In un'epoca in cui tutto tende a essere esposto, Sassen lavora per occultamento.
La sua fotografia non rivela: evoca. Non spiega: interroga. Non seduce: disorienta.
E proprio in questo disorientamento si apre lo spazio dell'esperienza estetica.
Moda e arte: un confine che non esiste
Uno degli aspetti più radicali del lavoro di Sassen è la sua capacità di muoversi tra moda e arte senza subordinare l'una all'altra. Nei suoi scatti per campagne e editoriali, il corpo non è mai un manichino; è un'entità viva, enigmatica, spesso disturbante.
La moda, nelle sue mani, diventa un laboratorio di forme e di gesti. Un luogo dove sperimentare ciò che altrove sarebbe considerato eccessivo, improprio, "non funzionale".
Allo stesso tempo, le sue opere più concettuali non rinunciano alla sensualità, alla materia, alla presenza fisica. Sassen non accetta la dicotomia tra estetica e pensiero: per lei, il pensiero è un fatto corporeo, e il corpo è un luogo di pensiero.
L'autoritratto come rito e come rischio
Tra le opere più intense della sua carriera ci sono gli autoritratti, spesso realizzati in momenti di transizione personale. Non sono esercizi narcisistici, ma tentativi di attraversare l'immagine per raggiungere qualcosa che sta oltre.
Sassen usa il proprio corpo come userebbe quello di un modello: lo piega, lo nasconde, lo espone a una luce che non perdona. L'autoritratto diventa un rito di passaggio, un modo per misurare la distanza tra sé e la propria immagine.
In questo senso, la sua pratica è profondamente performativa: ogni fotografia è un gesto, un atto che lascia una traccia.

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