
La volontà come radice della perversione umana

La domanda sull'origine della perversione dell'uomo attraversa i secoli come un enigma irrisolto, un nodo che lega teologia, filosofia e antropologia. È un interrogativo che non si limita a scandagliare la colpa, ma che tocca il cuore stesso della libertà umana. Se la causa del male non è in Dio, né nel nulla, né in una forza esterna irresistibile, allora essa si trova nell'uomo stesso, nella sua volontà.
La libertà come dono e rischio
Dio, afferma la tradizione cristiana, ha creato l'uomo perfetto, dotato di una libertà tale da non poter essere vinta da alcuna forza esterna. Nessun potere, nessuna coercizione può obbligare l'uomo a deviare dal bene. Se egli cade, non è per costrizione, ma per scelta. La libertà, dunque, è insieme il dono più alto e il rischio più radicale: essa apre la possibilità del bene, ma anche quella del male.
La persuasione e la responsabilità
Si potrebbe obiettare che l'uomo è spesso traviato da cattivi consiglieri, da seduzioni, da persuasioni sottili. Ma la persuasione non costringe: essa propone, suggerisce, insinua. La decisione finale rimane sempre nella volontà di chi ascolta. Anche quando l'uomo si lascia convincere, la responsabilità ultima non si dissolve: egli ha scelto di accogliere quel consiglio, di aderire a quella voce. Questo, nel passaggio che riecheggia la riflessione agostiniana sulla responsabilità della volontà umana. Sant'Agostino, nelle Ottantatré questioni diverse e in altri scritti, affronta proprio il problema del male e della "perversione" dell'uomo: se la causa sia esterna o interna, se provenga da Dio, da altri uomini, o dal nulla.
La causa della perversione dell'uomo si trova in lui o in qualcun altro o nel nulla. Se nel nulla, non c'è una causa. Ma se nel nulla s'intende che l'uomo è stato tratto dal nulla o dagli elementi che sono stati fatti dal nulla, la causa allora sarà ancora in lui, perché il nulla è, per così dire, la sua materia. Se la causa è in un altro, chiedersi è in Dio o in qualche altro uomo, oppure in qualcosa che non sia né Dio né uomo. Di certo non è in Dio, perché Dio è la causa dei beni. Se dunque è nell'uomo, o c'è per forza o per convinzione. Per forza non è assolutamente possibile, perché non c'è causa più potente di Dio. Dio ha infatti creato l'uomo così perfetto che, se vuole rimanere ottimo, non ne sarebbe impedito dall'opposizione di alcuno. Se invece ammettiamo che l'uomo può pervertirsi per consiglio di un altro uomo, bisognerà cercare di nuovo da chi è stato pervertito lo stesso cattivo consigliere. È infatti impossibile che non sia cattivo un tale consigliere. Resta un non so che d'indefinito, che non sia né Dio né uomo: ma qualunque cosa sia, o ha usato la forza o la persuasione. Riguardo alla forza si risponderà come sopra; invece, qualunque sia il motivo della persuasione, poiché il consiglio non costringe chi non vuole, la causa della sua perversione ricade nella stessa volontà dell'uomo, sia o non sia stato pervertito dal consiglio di qualcuno.
Sant'Agostino
Il male come atto della volontà
Ne consegue che il male non è un principio esterno che invade l'uomo, né un destino imposto dall'alto. È un atto della volontà, un movimento interiore che devia dalla perfezione originaria. La perversione non è necessità, ma possibilità. Non è forza, ma scelta. Non è Dio, ma l'uomo stesso.
La dignità della fragilità
Questa conclusione, lungi dall'essere una condanna, restituisce all'uomo la sua dignità. Se la causa della perversione è nella volontà, allora anche la causa della redenzione lo è. L'uomo non è schiavo di poteri oscuri, né vittima di un destino cieco: egli è libero, e nella sua libertà risiede tanto la caduta quanto la possibilità di rialzarsi. La fragilità diventa così il segno della grandezza: solo chi è libero di cadere è anche libero di amare, di scegliere il bene, di creare.
Una sfida sempre attuale
In un mondo che spesso cerca di scaricare la responsabilità su sistemi, strutture, o forze impersonali, questa riflessione rimane dirompente. Essa ci ricorda che, al di là delle condizioni esterne, la radice della perversione e della virtù è sempre nella volontà. Non possiamo sottrarci al peso della libertà, né possiamo negare la forza delle nostre scelte.
👉 Questo assunto, che affonda le radici nella riflessione agostiniana, ci consegna una verità potente: l'uomo è libero, e proprio per questo è responsabile. La perversione non è un destino imposto, ma una possibilità che nasce dalla stessa dignità della libertà.
La conclusione è che la causa della perversione è sempre nella volontà dell'uomo. Non è Dio, non è la forza esterna, non è il nulla: è la libertà dell'uomo che, pur creato perfetto, può scegliere di deviare. La persuasione di altri può influire, ma non annulla la responsabilità personale.
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