La camera ottica dell’eresia: l’apòcrifo occhio visivo di Pier Paolo Pasolini

20.09.2026

PRESS RELEASE | RICERCA FONTI IRIS BERNARDINI SCRITTO DA JOSE MAZIR


Nel silenzio solcato dalle argille cretose della campagna senese, la Grancia di Serre a Rapolano Terme si presenta non come una semplice cornice espositiva, ma come uno strumento topografico d'osservazione, una vera e propria camera ottica architettata per disvelare le stratificazioni di uno sguardo. Il complesso rurale, nato come fortificazione e deposito agricolo medievale per l'Ospedale di Santa Maria della Scala, incarna una spazialità dove il lavoro della terra, l'architettura di servizio e il paesaggio antropico costituiscono un corpo unico. La mostra "Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone" trova in questa geometria di pietra e terracotta il suo perfetto diaframma. Guardare Pier Paolo Pasolini a partire dalla tenuta rurale senese significa rovesciare l'asse prospettico della sua immensa fortuna critica: non più il poeta e il regista che occasionalmente impugnano i pennelli o fotografano i luoghi, ma l'artista visivo originario il cui occhio, educato sulla densità della materia e sulle forme del paesaggio italiano, fonda e struttura l'intera sua opera scritta e filmata


La genesi pittorica e la "dote nascosta" del tratto

Mentre la critica novecentesca ha spesso confinato la produzione grafica e pittorica di Pier Paolo Pasolini al rango di svago privato o di curiosità biografica, un'indagine storiografica rigorosa impone di riconoscerne la centralità epistemologica. Negli studi dedicati alla figura del Pasolini disegnatore e pittore – come nell'analisi condotta da Spiros Koutrakis nel saggio Pier Paolo Pasolini: il pittore sconosciuto – emerge la continuità quasi viscerale con cui il poeta ha tracciato volti, anatomie e scorci dal 1941 fino alle ultime settimane di vita. La pittura non rappresenta una parentesi espressiva né una semplice valvola di sfogo stilistica, bensì un laboratorio primordiale di osservazione della realtà. Attraverso l'uso di inchiostri diluiti, inchiostro di china, gessetti, pittura a olio e persino materiali organici come il fondo di caffè, Pier Paolo Pasolini esercita un corpo a corpo quotidiano con la superficie del foglio, registrando con segno sintetico e febbrile l'impronta corporea del mondo sensibile.


La lezione di Roberto Longhi e la folgorazione figurativa

Per comprendere la radice di questo dispositivo plastico occorre risalire alle aule dell'Università di Bologna dove, nel 1941, un giovane Pasolini assiste alle lezioni di Roberto Longhi su Masaccio, Caravaggio e i pittori della realtà in Lombardia. Come documentato nel recente volume curato da Ara H. Merjian per la Manchester University Press, Pier Paolo Pasolini for Art History and Practice: Aesthetics and Politics, l'incontro con Longhi costituisce per l'autore una vera e propria «folgorazione figurativa». Longhi non trasmette a Pasolini soltanto un metodo storico-critico, ma una postura fenomenologica: la capacità di leggere la storia dell'arte come sequenza dinamica di materia, luce, carne e tensione formale


Il paesaggio friulano: tra la sacralità dei gelsi e la memoria ferita

Nel paesaggio di Casarsa e della pianura friulana si consuma il primo decisivo incontro tra la pagina scritta e la rappresentazione grafica del territorio. Negli studi dedicati alle dinamiche territoriali pasoliniane – si veda in particolare la ricostruzione di Francesco Vallerani nel saggio Tra i borghi, i gelsi e gli argini. 


Geografie Pasoliniane: il territorio come organismo vivente e politico

Il valore dello «spazio vissuto» nell'opera pasoliniana trascende l'estetica bucolica per abbracciare un'indagine geografica e sociologica ante litteram. Come evidenziato dal numero monografico della rivista Documenti Geografici intitolato Geografie pasoliniane. Rappresentazioni, paesaggi e trasformazioni territoriali, l'opera di Pasolini rappresenta un corpus imprescindibile per comprendere le mutazioni territoriali dell'Italia del secondo Novecento. Dalla campagna friulana alle borgate romane, dalle coste dell'agro pontino fino ai paesaggi vulcanici del Sud Italia e alle periferie del mondo, Pasolini legge il territorio come uno spazio dinamico attraversato da rapporti di potere, conflitti di classe e processi di sradicamento culturale. Il paesaggio pasoliniano non è mai neutro: è un organismo ferito, un corpo geografico che subisce la violenza dell'industrializzazione selvaggia e della speculazione edilizia.


La pittura come "sistema interdisciplinare" ed eretico

Il carattere "extravagantly interdisciplinary" (per usare la definizione raccolta nel volume di Merjian) della prassi pasoliniana infrange le barriere corporative delle singole discipline artistiche. Pier Paolo Pasolini non è un poeta che scrive d'arte né un regista che applica scenografie pittoriche: la sua è un'unica e ininterrotta operazione estetico-politica in cui pittura, poesia, critica militante, saggistica e cinema si alimentano a vicenda. Questo sincretismo eretico gli consente di utilizzare l'immagine visiva come strumento di critica della società dei consumi, trasformando la forma artistica in un atto di resistenza contro il livellamento culturale dell'omologazione borghese.


I corpi, i volti, i ragazzi: l'anatomia dell'alterità

Al centro del dispositivo visivo pasoliniano troneggia la figura umana, colta nella sua integrità materiale e corporea. Nei disegni realizzati a inchiostro o gessetto, così come nei provini cinematografici, la ricerca sui volti dei ragazzi delle borgate o dei giovani contadini friulani risponde a un'esigenza conoscitiva e affettiva viscerale. Prima di diventare i protagonisti di Ragazzi di vita o le maschere tragiche di Accattone, questi volti vengono anatomizzati dal disegno di Pier Paolo Pasolini. I tratti sommari ma incisivi ne fissano lo zigomo sporgente, lo sguardo sfuggente, la grazia incolta. Il corpo sottoproletario rappresenta per Pasolini l'ultimo bastione dell'inviolabilità culturale: un territorio di vitalità arcaica e di innocenza tragica che resiste temporaneamente all'assimilazione dei modelli di vita neocapitalisti.


HCS for Isla Media
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Dalla superficie pittorica al montaggio cinematografico

La sensibilità squisitamente figurativa di Pasolini si trasferisce direttamente nel linguaggio del suo cinema, trasformando la macchina da presa in un pennello d'inchiostro e il fotogramma in una campitura di luce. Quando gira Accattone o Mamma Roma, Pasolini rifiuta i movimenti di macchina fluidi e accademici del cinema dell'epoca, preferendo inquadrature fisse, frontali e ieratiche che richiamano la pittura di Giotto e Masaccio. L'uso del primo piano e del campo lungo non risponde soltanto a criteri di regia, ma alla precisa costruzione di una pala d'altare profana. Il montaggio procede per strappi, accostando blocchi visivi materici dove la luce naturale brucia le pareti di tufo delle borgate, trasferendo sullo schermo la medesima qualità tattile e drammatica delle sue tele e dei suoi schizzi giovanili.


Il sacro e il profano: la scandalosa liturgia della carne

La tensione costante tra il sacro e il profano attraversa e qualifica ogni singolo manufatto visivo o letterario dell'autore. Nel disegno di un volto popolare come nella rappresentazione del corpo martoriato di Cristo nel Vangelo secondo Matteo, Pasolini applica una liturgia laica che divinizza l'ultimo e lo scarto della società. Lo scandalo pasoliniano risiede proprio nel rifiuto di separare la dimensione spirituale dalla presenza fisica ed erotica dei corpi. La pittura gli permette di esplorare la componente sacrale del reale senza le mediazioni concettuali della parola scritta: attraverso la linea, l'ombra e la macchia, la carne marginale viene elevata a forma d'arte sacra, sfidando l'ipocrisia del moralismo borghese e le censure istituzionali del suo tempo.


Costellazioni letterarie: Ragazzi di vita e l'epopea del sottoproletariato

Per comprendere appieno la traiettoria di Pasolini visivo e letterario, occorre mettere in sequenza i testi cardine che meglio sintetizzano la sua poetica con la produzione editoriale e critica contemporanea. Il romanzo Ragazzi di vita (1955) costituisce il primo grande affresco corale dove la parola scritta opera con la medesima immediatezza di una serie di quadri di genere. La Roma delle borgate – Pietralata, Monteverde, le rive del Tevere – viene restituita attraverso una lingua meticcia e una nitidezza visiva impressionante. I giovani protagonisti, come il Riccetto o Caciotta, muovono i loro passi in un paesaggio urbano incompiuto e polveroso che ricorda da vicino gli schizzi a china eseguiti da Pasolini negli stessi anni, consolidando quel legame indissolubile tra narrazione letteraria e documento grafico.


Costellazioni letterarie: Le ceneri di Gramsci e la pittura dell'ideologia

Pubblicata nel 1957, la raccolta poetica Le ceneri di Gramsci rappresenta il vertice della lirica pasoliniana e il punto di saldatura tra impegno politico e sensibilità visivo-figurativa. Nel poemetto eponimo, la visita alla tomba di Antonio Gramsci nel Cimitero Acattolico di Roma si trasforma in una meditazione pittorica sul paesaggio romano, dove il grigio del marmo e l'oscurità dei cipressi dialogano con il rosso della passione ideologica. Pasolini descrive il paesaggio circostante con la precisione di uno storico dell'arte, intessendo versi di straordinaria densità figurativa in cui il conflitto interiore tra l'adesione razionale al marxismo e l'attrazione viscerale per il mondo arcaico e pre-capitalista trova una drammatica plasticità formale.


Costellazioni letterarie: Petrolio e l'incompiuta cattedrale visiva

L'opera postuma e incompiuta Petrolio (1992) si erge nell'orizzonte della letteratura contemporanea come una vera e propria architettura visiva e concettuale, un "romanzo-mostra" formato da blocchi di appunti, allegati, descrizioni di quadri ipotetici e schemi grafici. In questo testo monumentale, l'autore abbandona la struttura narrativa tradizionale per adottare una forma espositiva vicina alle installazioni delle arti visive contemporanee. La descrizione allegorica del potere e delle trasformazioni del paesaggio industriale italiano passa attraverso un montaggio frammentario di immagini, visioni e viscerali descrizioni corporali, dimostrando come, alle soglie della sua scomparsa, il linguaggio pasoliniano avesse già superato i confini della forma romanzo per approdare a un'estetica della percezione pura.


Il cortocircuito con la contemporaneità: la lente pasoliniana oggi

Mettere in dialogo i testi pasoliniani con la produzione saggistica e letteraria del XXI secolo significa riconoscere nell'autore friulano un profetico anticipatore delle principali categorie interpretative del presente. La categoria di "mutazione antropologica", formulata da Pasolini negli Scritti corsari, trova oggi una straordinaria corrispondenza nelle analisi contemporanee sui processi di gentrificazione urbana, sulla scomparsa dei paesaggi rurali e sulla mercificazione dei corpi nell'era digitale. Leggere i volumi accademici più recenti – dal saggio di Vallerani sulle geografie culturali al progetto di Merjian sulle arti visive – offre agli studenti universitari uno strumento critico di straordinaria potenza: Pasolini non come reperto del Novecento, ma come dispositivo teorico vivente per decodificare le forme dell'oppressione e della resistenza nello spazio urbano e mediatico contemporaneo.


La Grancia come specchio delle trasformazioni territoriali

Ritornando all'innesco narrativo della mostra di Rapolano Terme, la Grancia di Serre assume il valore simbolico di un monumento alla resistenza del paesaggio. La ristrutturazione di questo complesso agricolo e la sua riconversione in spazio museale testimoniano la possibilità di una fruizione critica del territorio che non ceda alla spettacolarizzazione turistica o all'omologazione museale sterile. La mostra "Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone" trasforma le sale della Grancia in un cantiere aperto, dove la pittura dell'autore dialoga con la pietra toscana e con le stratificazioni storiche del luogo. 


L'eredità dell'occhio eretico

Pier Paolo Pasolini ci lascia in eredità non un corpus di verità consolatorie o un sistema filosofico chiuso, bensì un'intransigente postura dello sguardo. La sua attività di pittore, disegnatore, critico e poeta visivo dimostra che l'arte non è un esercizio decorativo, ma un atto politico primario di decodifica della realtà.


Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone: la mostra all'Antica Grancia di Serre di Rapolano espone il Pasolini pittore

Museo dell'Antica Grancia e dell'Olio

Dal 11 Ottobre 2026 al 10 Gennaio 2027 



L'esposizione indaga l'immaginario figurativo di Pier Paolo Pasolini attraverso le sue opere pittoriche: un universo intimo di persone e paesaggi che svela un lato meno noto, ma essenziale, della sua ricerca artistica.

Dall'11 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, gli spazi dell'Antica Grancia di Serre di Rapolano ospitano la mostra "Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone", curata da Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti.
Promossa dal Comune di Rapolano Terme con Fondazione Musei Senesi, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Vernice Progetti Culturali, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e Archivio Giuseppe Zigaina, l'esposizione indaga l'attività pittorica e grafica di Pier Paolo Pasolini, mettendo al centro la riflessione sulla terra, la natura e la mutazione antropologica italiana.

Dal «laboratorio» dei libri alla lezione di Roberto Longhi

La Grancia di Serre, antico complesso agricolo del Santa Maria della Scala riqualificato di recente, accoglie il percorso con un'apertura dedicata alla biblioteca pasoliniana, arricchita dalle prime edizioni del Gabinetto Vieusseux di Firenze.

La sezione espositiva prende le mosse dal fondamentale sodalizio con Roberto Longhi: una lezione critica che ha insegnato a Pasolini a "impaginare" lo sguardo e a selezionare la materia, influenzando direttamente sia la sua pittura sia il suo linguaggio cinematografico. Tra ritratti di amici, figure della cultura, autoritratti e paesaggi, affiora l'urgenza dell'autore di far irrompere la realtà viscerale direttamente sulla tela.

I disegni per il cinema, l'incontro con Zigaina, la memoria contadina

Un ampio approfondimento riguarda il valore del disegno, strumento di invenzione visiva affiancato alla regia, come testimoniano le carte nate sul set del film Medea (1969) con Maria Callas. Particolarmente intenso è poi il dialogo figurativo tra Pasolini e il pittore Giuseppe Zigaina: attraverso gli sguardi incrociati sulla laguna di Grado, la mostra pone a confronto i due amici e artisti.

Il percorso espositivo si chiude con la proiezione di Omelia Contadina, l'azione cinematografica realizzata dall'artista JR insieme alla regista Alice Rohrwacher, che evoca l'eredità intellettuale pasoliniana in una commossa difesa della civiltà contadina.

Pasolini. Pitture, Paesaggi, Persone: il catalogo

Il progetto di mostra è completato dal catalogo edito da Sillabe (Livorno) che raccoglie, oltre ai testi dei curatori Daniela Ferrari e Riccardo Maria Balzarotti, contributi di Federico Abate, dottorando in storia dell'arte all'Università di Siena e specializzato sui rapporti tra Roberto Longhi e i collaboratori, Marta Ghigi, storica dell'arte contemporanea, di Francesca Agostinelli, responsabile dei progetti di valorizzazione della Casa del pittore Zigaina a Cervignano del Friuli, e di Franco Zabagli, filologo e critico letterario, a lungo curatore del fondo di manoscritti di Pier Paolo Pasolini presso il Gabinetto Vieusseux.

Il catalogo sarà presentato con l'apertura della mostra.

Informazioni

L'inaugurazione si terrà sabato 10 ottobre 2026 alle 0re 17.30, presso il Museo dell'Antica Grancia di Serre di Rapolano (Rapolano Terme)

ORARI

Venerdì 15-18:30
Sabato 10-13 | 15-18:30
Domenica 10-13 | 15-18:30

La mostra è organizzata dal Comune di Rapolano Terme, Fondazione Musei Senesi, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e Archivio Zigaiana, con la partecipazione dell'ERPAC. L'esposizione ha il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Siena e del Centro Studi Pier Paolo Pasolini ed è realizzata in collaborazione con LivinGrancia e UniCoop Firenze. Mobility Partner: at – autolinee toscane.

[in copertina: Pier Paolo Pasolini, Autoritratto con la vecchia sciarpa (1946), part. Fondo Pier Paolo Pasolini, Archivio Contemporaneo A. Bonsanti, Gabinetto Vieusseux © PIER PAOLO PASOLINI, by SIAE 2026]



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