Cosa sta facendo la scienza per cercare di "far guarire in modo rigenerativo" anche l'essere umano, ispirandosi al potere straordinario dell'axolotl?
1. Il gene Hand2 e la "memoria di posizione"
Uno studio pubblicato su Nature da ricercatori dell'Institute of Molecular Biotechnology (IMBA) in Austria ha identificato il gene Hand2 come una guida chiave nella rigenerazione degli arti negli axolotl. Gli esseri umani possiedono lo stesso gene, aprendo la possibilità (ancora lontana) di sfruttare un meccanismo simile nella rigenerazione umana, se esistesse una "memoria posizionale" simile nelle nostre cellule.
2. L'acido retinoico: una "mappa GPS" per la crescita dell'arto
Un'altra ricerca, pubblicata su Nature Communications, ha dimostrato il ruolo cruciale dell'acido retinoico nel dirigere la rigenerazione nell'axolotl. In particolare, un enzima (CYP26B1) degrada questo acido in modo decrescente lungo l'arto, permettendo alle cellule di capire se devono costruire spalla, braccio o mano. Anche l'uomo possiede questo meccanismo, rendendo lo studio rilevante per la medicina rigenerativa futura.
3. I macrofagi rigenerativi e il ruolo del fegato
Scienziati del MDI Biological Laboratory hanno scoperto che nei salamandri i macrofagi (cellule immunitarie essenziali alla rigenerazione) provengono dal fegato anziché dal midollo osseo, come accade negli esseri umani. Questo suggerisce una possibile via per attivare o ingegnerizzare cellule immunitarie umane capaci di favorire la rigenerazione (per esempio, evitando le cicatrici).
4. Il cervello è coinvolto: neuroni che supportano la rigenerazione
Uno studio del Marine Biological Laboratory (MBL) ha scoperto che un particolare gruppo di neuroni cerebrali è fondamentale per rigenerare la coda negli axolotl. Questo indica che non basta "rilanciare la rigenerazione" localmente: sembra che il cervello dia il via a certi processi rigenerativi. Gli scienziati stanno valutando se qualcosa di simile avvenga anche nei mammiferi.
5. Rigenerazione cerebrale: nuovi tipi di cellule staminali
Ricercatori del BGI Genomics in Cina, in uno studio pubblicato su Science, hanno isolato una nuova sottoclasse di cellule staminali neurali negli axolotl – le ependimogliali reattive. Queste, attivate dopo un danno cerebrale, proliferano rapidamente e ricostruiscono le reti neurali danneggiate. Una scoperta che potrebbe guidare il futuro della rigenerazione cerebrale umana.
6. Cronologia molecolare: "clocks" epigenetici e neotenia
Uno studio del 2024 ha costruito un orologio epigenetico doppio per axolotl e umani, misurando l'invecchiamento tramite modifiche al DNA (metilazione). Hanno scoperto che gli axolotl possono bloccare il loro invecchiamento grazie alla neotenia, e che il tessuto rigenerato appare più giovane del resto del corpo, suggerendo un fenomeno di ringiovanimento epigenetico.
7. Il mTOR: un interruttore ultra-sensibile
Uno studio pubblicato su Nature nel 2023 ha evidenziato come una via molecolare chiamata mTOR, sensibile e attivabile rapidamente, aiuterebbe gli axolotl a produrre proteine necessarie alla rigenerazione quasi "on-demand". Manipolare questa via sugli umani potrebbe potenziare la capacità rigenerativa.
8. Regolazione dell'infiammazione: gli axolotl cicatrizzano poco o niente
Un'analisi su Vocal.media descrive come, a differenza degli umani, gli axolotl abbiano un sistema immunitario che gestisce l'infiammazione in modo tale da promuovere la rigenerazione senza formare cicatrici. Gli scienziati stanno esplorando come modulare la risposta immunitaria umana per ricreare un ambiente rigenerativo.