
“Il Diavolo” di Giovanni Papini: una visione provocatoria della redenzione
SCRITTO DA ANGELO ANSELMO DI BELLA


Ciò che non è lecito insegnare come verità certa e sicura può e deve essere ammesso come cristiana e umana speranza. Questo libro è dedicato a tutti gli amici che non siano segretamente un po' nemici e a tutti quei nemici che potrebbero diventare, forse domani, nuovi amici. Ma lo dedico soprattutto a quei lettori vicini o lontani, che siano muniti al tempo stesso di buona intelligenza e di buona fede.
ll diavolo soffre, anche se la Chiesa di Roma non è d'accordo. E una sua redenzione è possibile. Questo scrive Giovanni Papini (1881-1956) nel suo estremo Il diavolo (1953), dalla prosa asciutta e visionaria, riassumendo secoli di sapere e di ricerche, di eresie e di ortodossie. Ottantacinque «schede», tra streghe e testi sacri, tentazione e santità, un'attenta disamina di letteratura, musica, arte antica e contemporanea, da Oriente a Occidente.
Con questo libro Papini torna a far parlare clamorosamente di sé: suscita un putiferio di critiche, ne viene proposta la messa all'Indice, ma ha anche estimatori fedeli (tra cui Mircea Eliade e Tommaso Landolfi). La sua lettura oggi è sorprendente per la forza della scrittura e per la visione complessa e sfaccettata di questo eclettico e strabiliante scrittore.
Un classico del Novecento, tutto da riscoprire.
Giovanni Papini, nel suo saggio "Il Diavolo", pubblicato nel 1953, si addentra in un territorio teologico controverso, esplorando la figura di Satana con una lente che si discosta notevolmente dall'ortodossia cattolica tradizionale. L'opera di Papini si distingue per il suo coraggio intellettuale e per la sua capacità di sfidare le convenzioni religiose dell'epoca, proponendo una visione del Diavolo non solo come simbolo del male ma anche come possibile candidato alla redenzione divina.
La tesi di Papini
Papini presenta il Diavolo come l'angelo caduto, l'essenza stessa del male e della ribellione contro il divino. Tuttavia, introduce un'idea rivoluzionaria: la possibilità che anche il Diavolo possa essere perdonato e salvato dalla misericordia infinita di Dio. Questa prospettiva ha scosso le fondamenta della dottrina cattolica, provocando dibattiti accesi e portando il libro a essere incluso nell'Indice dei libri proibiti fino al suo scioglimento nel 1966.
Prosa e visione
La prosa di Papini è asciutta e visionaria, un veicolo perfetto per un'indagine così audace. Con un approccio eclettico, l'autore intreccia teologia, filosofia, arte e letteratura, creando un tessuto narrativo che va oltre la semplice discussione teologica. "Il Diavolo" si rivela essere un'opera che invita alla riflessione, stimolando il lettore a considerare la complessità del male e la profondità della redenzione.
Impatto ed eredità
"Il Diavolo" rimane un classico del pensiero religioso del Novecento, un'opera che continua a essere studiata e dibattuta per la sua interpretazione complessa e sfaccettata del male. La visione di Papini ha influenzato il pensiero religioso e culturale, aprendo la strada a nuove interpretazioni della figura di Satana e del concetto di redenzione.
L'audacia di Papini nel trattare un tema così delicato e controverso dimostra il suo impegno verso una ricerca spirituale autentica e senza compromessi. "Il Diavolo" di Papini non è solo un saggio teologico; è un invito a esplorare le profondità della fede, del perdono e della possibilità di salvezza, anche per coloro che sembrano irrimediabilmente perduti. La sua opera continua a essere un punto di riferimento per chi cerca di comprendere la natura del male e la portata della misericordia divina.
ALTRI APPROFONDIMENTI
Giovanni Papini è stato uno scrittore, poeta, saggista e terziario francescano italiano, nato a Firenze il 9 gennaio 1881 e deceduto nella stessa città l'8 luglio 1956. La sua vita e la sua opera sono state caratterizzate da una continua ricerca intellettuale e da un percorso personale e spirituale molto intenso.
Papini è noto per essere stato un intellettuale controverso e discusso, ma anche ammirato per il suo stile di scrittura. Fu uno studioso di filosofia e di religione, critico letterario e polemista, narratore e poeta. Tra i primi e più entusiasti rappresentanti del pragmatismo in Italia, fu anche coinvolto con i movimenti delle avanguardie storiche come il futurismo e il post-decadentismo.
Il suo successo letterario iniziò con "Il crepuscolo dei filosofi" pubblicato nel 1906, e con il romanzo autobiografico "Un uomo finito" del 1913. Come cofondatore delle riviste "Leonardo" e "Lacerba", Papini concepì la letteratura come azione, dando ai suoi scritti un tono ostentato e irriverente.
Negli anni Trenta, Papini divenne fascista, pur mantenendo un'avversione verso il nazismo e pentendosi poi del razzismo. Si convertì dall'anticlericalismo e dall'ateismo - compresa un'ammirazione per Max Stirner e Nietzsche - al cattolicesimo, rimanendo fedele al Credo cattolico fino alla morte.
Dopo la sua scomparsa, Papini fu rimosso dalla grande letteratura a causa delle sue scelte ideologiche, ma fu in seguito rivalutato e riapprezzato. Nel 1975, lo scrittore argentino Jorge Luis Borges lo definì un autore "immeritatamente dimenticato".
La sua eredità letteraria continua a essere un punto di riferimento per chi cerca di comprendere la natura del male e la portata della misericordia divina, come dimostrato dal suo saggio "Il Diavolo".


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