
La notte come archivio umano: Patriots di Stefano Righi racconta la Milano che sopravvive alle sue stesse luci
PRESS RELEASE
di Iris Bernardini
Il volume Patriots di Stefano Righi, edito da Skira e curato da Claudia Carretti, non si limita a documentare la superficie effimera della movida milanese, ma scava in quella "terra desolata" dello spirito che Thomas Stearns Eliot descrisse come il luogo in cui la metropoli moderna smarrisce i propri punti di riferimento istituzionali per cercare altrove una connessione autentica. Attraverso centottanta scatti analogici realizzati in luoghi-simbolo come il Plastic o i Magazzini Generali, il lavoro fotografico elude la cronaca agiografica della mondanità per farsi mappa di una comunità sotterranea. Come teorizzato da Walter Benjamin nelle sue riflessioni sul flâneur e sui passages parigini, lo spazio urbano non è un semplice contenitore geometrico, ma un organismo pulsante dove le periferie dell'esistenza e i margini della norma generano forme inedite di resistenza estetica ed esistenziale.
Rifiutando la dittatura della nitidezza digitale e la freddezza della post-produzione, l'oggettivo di Righi abbraccia l'errore tecnico — la grana grossa, la sfocatura, l'irruzione violenta del flash — richiamando la lezione di Maurice Merleau-Ponty sulla "carne del mondo", in cui il soggetto percipiente non si pone mai come osservatore esterno e disincarnato, ma si fa corpo tra i corpi. Questa adesione viscerale alla materia notturna dissolve la distanza antropologica tra chi fotografa e chi è fotografato. La pellicola 35 mm registra così l'imprevedibilità del reale, restituendo un'impronta mnesica che, richiamando la fenomenologia della memoria di Henri Bergson, trattiene il tempo vissuto prima che esso venga isterilito dalle categorie della rappresentazione ufficiale o mercanteggiato per il futuro.
All'interno di questo laboratorio sociale, l'apparato vestiario, il trucco e la postura non costituiscono un vezzo estetico o una posa teatrale, bensì un linguaggio primario attraverso cui l'individuo rivendica la propria sovranità ontologica. Tale dinamica dialoga profondamente con l'analisi che Michel Foucault compie sulle "eterotopie", quegli spazi altri — come i club e i luoghi di aggregazione marginale — in cui le norme costituite si sospendono per lasciare spazio a un'invenzione radicale del sé. I corpi in movimento non recitano una parte assegnata dal copione sociale; al contrario, abitano la notte come un territorio di de-soggettivazione e ricostruzione, in cui l'eccesso e la vulnerabilità convivono in un fragile e potentissimo equilibrio di verità individuale.
Il ribaltamento semantico operato dal titolo stesso del volume, Patriots, compie un'operazione di decostruzione e risignificazione che evoca le riflessioni di Hannah Arendt sul coraggio di apparire e di agire nello spazio pubblico senza le tutele delle appartenenze tradizionali. Se la patria geopolitica divide, erige confini e impone identità omologate, la "patria" di cui parla Righi è un microcosmo eterogeneo fondato sull'imperativo etico ed esistenziale di essere fedeli a se stessi. In un'epoca segnata da polarizzazioni estreme e da etichette securitarie, queste immagini restituiscono la complessità irriducibile di soggetti che scelgono di esistere nella loro nuda e scomoda realtà, rifiutando ogni catalogazione consolatoria.
Trasformandosi col passare degli anni da semplice reportage a vero e proprio archivio umano, l'opera di Righi cristallizza la transizione di un'intera generazione dalla cronaca alla storia, richiamando la nozione di "archivio" elaborata da Jacques Derrida come luogo d'imprint e di promessa del futuro.
La notte milanese immortalata in queste pagine non è soltanto il ricordo di una stagione irripetibile, ma la testimonianza duratura che la libertà, quando si fa carne, comunità ed esposizione emotiva, riesce a sottrarre l'individuo all'anonimato della massa, consegnandolo alla permanenza immarcescibile della memoria collettiva.
PRESS RELEASE
Patriots is a loaded word evoking flags, borders, ideologies and was chosen deliberately to throw out and replace with new concepts.
This is about identity and not nations.
In a world which divides, simplifies and labels, these images choose to remain complex.
They are not symbols to be consumed.
They are individuals who have decided or are still struggling to be faithful to themselves.
Patriots begins here: formed by the desire to look at people who have chosen - or simply dared - to be themselves.
Being oneself today is a radical act, sometimes uncomfortable, sometimes provocative, but always real.
Each subject photographed belongs to something: to a community, to an aesthetic group, to a worldview, to a way of existing but first and foremost, they are themselves and it is this belonging that created this project.
These images do not seek simplification, they are the result of a personal encounter stemming from this relationship.
Patriots is a social project and asks a radical question: What does it mean to be true to oneself?
Because the people portrayed are not symbols, they are not categories, nor are they representatives.
They are reality and individual truths.
There is provocation in these images but there is no fiction.
There is normality but there is no judgement.
It expresses presence, it restores value, reality and truth.
Patriots celebrates the courage to inhabit one's own identity.
Stefano Righi, Milano, 2026
PATRIOTS: QUANDO LA NOTTE DIVENTA MEMORIA
Stefano Righi racconta attraverso 180 fotografie la Milano underground, i suoi volti e la libertà di essere se stessi
di G.C.
Ci sono notti che finiscono all'alba e altre che, quasi senza accorgersene, entrano nella memoria di una città. Stefano Righi le fotografa da oltre vent'anni, immergendosi in quella Milano notturna che nei club ha trovato uno spazio di libertà, sperimentazione e appartenenza. Da questo lungo percorso nasce Patriots, il volume edito da Skira, a cura di Claudia Carretti, con un testo di Sara Sozzani Maino e un'introduzione dello stesso fotografo.
Il libro, 208 pagine e 180 immagini, attraversa soprattutto l'ultimo decennio del lavoro di Righi e restituisce dall'interno una scena che difficilmente potrebbe essere raccontata allo stesso modo da chi l'ha soltanto osservata. Plastic, Magazzini Generali, Botox, Just Cavalli, Don't Tell Mama sono alcuni dei luoghi attraversati dal suo obiettivo, ma ridurre Patriots a una testimonianza della nightlife milanese significherebbe fermarsi alla superficie.
Righi fotografa la notte, certo, ma ciò che realmente cerca sono le persone che la abitano.
Volti, corpi, abiti, gesti, sguardi e relazioni diventano frammenti di storie personali. Nei suoi scatti l'eccesso può convivere con la fragilità, la teatralità lascia improvvisamente spazio all'intimità e l'immagine più appariscente può rivelare, un istante dopo, qualcosa di estremamente vulnerabile. Non ci sono personaggi chiamati a rappresentare una scena: ci sono uomini e donne reali, incontrati nei club, ai concerti, negli appartamenti privati, persino nei bagni. Righi entra in quegli spazi, li vive e soltanto allora li fotografa.
È questa prossimità a dare alle immagini una qualità particolare. Non sembrano chiedere il permesso di essere perfette e, probabilmente, non vogliono esserlo.
Lavorando prevalentemente con pellicola 35mm e fotocamere analogiche, il fotografo accoglie sfocature, flash diretti e inquadrature instabili come elementi del proprio linguaggio. L'imperfezione non viene eliminata perché appartiene al momento vissuto. La fotografia conserva così qualcosa dell'istinto con cui è nata: un volto illuminato improvvisamente, un corpo colto nel movimento, uno sguardo che dura il tempo necessario per essere visto e poi scompare.
Nato a Johannesburg nel 1980, Righi arriva alla fotografia dopo una prima esperienza nel mondo punk-rock come produttore. Quel passaggio dalla musica all'immagine appare meno distante di quanto possa sembrare. In entrambi i mondi ritrova energia, libertà espressiva e soprattutto persone che scelgono di mostrarsi senza necessariamente aderire a un modello prestabilito.
Negli anni il suo obiettivo accompagna una parte della cultura underground milanese mentre questa cambia, si contamina e costruisce nuovi codici. Ed è proprio il tempo trascorso a conferire oggi a quelle fotografie un valore ulteriore. Ciò che nasceva come racconto del presente è diventato anche testimonianza di un periodo, di luoghi e soprattutto di una comunità.
La moda attraversa inevitabilmente queste immagini, ma non come esercizio di stile. Un abito, un accessorio, un trucco o una scelta estetica diventano modi di affermare la propria identità. Il corpo stesso diventa linguaggio. In questa prospettiva il club non è semplicemente il posto in cui trascorrere la notte, ma uno spazio nel quale sperimentare chi si è, o forse chi si desidera essere.
È qui che Patriots supera il racconto del clubbing. Guardate oggi, quelle fotografie parlano anche di una Milano che ha saputo offrire luoghi nei quali differenze, eccentricità e sensibilità potevano incontrarsi. Una città osservata quando le luci cambiavano, le convenzioni si allentavano e davanti all'obiettivo rimaneva qualcosa di più difficile da costruire: la spontaneità.
Il progetto arriverà alla Fondazione Sozzani di Milano sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, con due serate dedicate a fotografia, cultura e musica. Stefano Righi sarà in conversazione con Sara Sozzani Maino, Direttrice Creativa della Fondazione Sozzani, per approfondire Patriots e la cultura del clubbing, mentre la musica di Manduria dialogherà con il suo universo visivo attraverso live performance e DJ set.
Il volume sarà in libreria dall'autunno 2026.
A distanza di anni, quelle fotografie hanno inevitabilmente cambiato significato. Non mostrano soltanto dove si andava, cosa si indossava o come si viveva la notte. Conservano incontri, personalità, libertà, eccessi e fragilità di persone che in quel momento non stavano pensando di diventare parte di un documento sulla Milano underground.
Stavano semplicemente vivendo.
Ed è forse per questo che Patriots riesce a essere così diretto: perché Stefano Righi non ha cercato di spiegare la notte. Era lì, insieme agli altri, e l'ha fotografata mentre accadeva.
PATRIOTS | Stefano Righi
Sede
Fondazione Sozzani, Milano.
Date
Sabato 24 ottobre 2026
Domenica 25 ottobre 2026
Programma
Conversazione tra Stefano Righi e Sara Sozzani Maino, Direttrice Creativa della Fondazione Sozzani, dedicata a Patriots e alla cultura del clubbing.
Live & DJ Set
Performance musicali di Manduria, in dialogo con l'universo visivo del progetto fotografico.
Per informazioni e aggiornamenti:
Fondazione Sozzani
https://fondazionesozzani.org


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