Non c'è giorno del calendario che possa bastare a contenere la grandezza delle donne.
Celebrare l'8 marzo è doveroso, ma insufficiente. È un monito, una promessa mancata, quando ogni giorno non si rende giustizia al loro valore. Perché il femminile non si riduce a un simbolo; è una forza viva, che illumina il mondo con la sua esistenza stessa.
Le donne sono madri della vita, ma anche madri di sogni, creatrici di universi invisibili a chi si ostina a non guardare. Portano sulle spalle il peso del mondo senza mai piegarsi, anche quando il dolore le accarezza con mani spietate. In loro risiede una forza che non chiede clamore, che germoglia nella silenziosa certezza di chi sa amare oltre ogni misura, di chi sa rialzarsi anche dalle ceneri.
Ma c'è una verità amara che ancora oggi dobbiamo affrontare: ci sono ombre che si posano sulle donne, dove la violenza si insinua come un veleno, strappando loro il diritto di essere, fino alla morte. Ed è qui che il nostro tributo deve trasformarsi in azione.
Non basta un giorno per ricordarle, per proteggerle, per rispettarle. Non basta una ricorrenza per cancellare il grido silenzioso di chi ancora oggi è ferito, ignorato, oltraggiato.
Alda Merini scriveva: "La mia poesia è alacre come il fuoco, perché nasce dal mio dolore." Così come la poesia di Merini nasceva dal dolore, le donne trasmutano ogni sofferenza in qualcosa di straordinario: la vita, la bellezza, la resilienza. Ma non è giusto che debbano farlo. Non è giusto che debbano sopportare il peso di un mondo che ancora fatica a riconoscerle come sacre, come essenziali.
Ricordiamo, dunque, non solo l'8 marzo, ma ogni singolo giorno dell'anno, che il bene che portiamo alle donne dovrebbe essere eterno, incondizionato, giusto.
Che non c'è vita senza di loro, non c'è bellezza senza il femminile che guida il nostro spirito verso il meglio di noi stessi.
E celebriamo la donna nella sua totalità: madre e creatrice, forte e sensibile, guerriera e pacificatrice, visionaria e custode. Rendiamoci degni di ogni stella che brilla grazie al suo essere, perché ogni stella è una donna che illumina il nostro cielo con il suo splendore.