L’epopea di Simone Sabaini: il coraggio di scegliere la propria libertà

04.09.2026



L'epopea di Simone Sabaini è il manifesto vivente di un'esistenza che rifiuta la stasi per farsi vocazione errante e rigeneratrice: strappando le proprie radici venete per piantarle nel ventre barocco di Modica, egli non ha semplicemente fondato un'eccellenza come Sabadì, ma ha eretto un ponte ideale e carnale tra geografie distanti, dimostrando che il vero coraggio non risiede nel custodire ciò che è già dato, bensì nel rischiare tutto per dare forma a un'identità inedita, dove il cioccolato diventa il pretesto alchemico per celebrare la contaminazione culturale, la visione imprenditoriale e la straordinaria, irriducibile giovinezza di chi sa sempre ricominciare. Esistenze che non si limitano a cambiare direzione ma la reinventano ogni volta. La storia di Simone Sabaini appartiene a questa categoria rara, quella in cui la biografia non è una sequenza di eventi, ma una dichiarazione di libertà.


Veneto di origine, cresciuto tra studio, disciplina e un percorso professionale che lo conduce nel cuore competitivo della finanza, Sabaini avrebbe potuto restare esattamente ciò che il mondo si aspettava da lui: un uomo di successo, ben allineato alle logiche del rendimento, dell'ascesa, dello status.

E invece no. A un certo punto, la sua vita compie una torsione radicale: lascia tutto, attraversa il Sud America, si immerge nelle filiere del cacao, e infine approda a Modica, dove non solo fonda Sabadì, ma costruisce un ecosistema culturale, estetico e umano che oggi rappresenta una delle più affascinanti narrazioni imprenditoriali italiane.




intervista, pubblicata su Rizzola Magazine


La libertà come scelta, non come privilegio

Dall'intervista emerge un tratto che Simone Sabaini non nasconde: la libertà non è un dono, è un prezzo. E quel prezzo si paga con la scelta. Scelta di allontanarsi da ciò che non somiglia alla propria natura. Scelta di rinunciare alle aspettative altrui. Scelta di affrontare la solitudine, la fatica, la responsabilità di costruire un'identità che non esisteva prima.

Per i giovani, questo è un punto cruciale: la libertà non arriva quando il mondo smette di condizionarti, ma quando tu smetti di accettare quei condizionamenti come inevitabili. Simone lo dice con una lucidità che non concede romanticismi: siamo la somma delle scelte che abbiamo fatto, e quelle scelte possono liberarci o incatenarci.

Il cioccolato come alchimia culturale

Sabadì non è un'azienda: è un manifesto. È l'idea che un prodotto possa diventare un ponte tra geografie, sensibilità, estetiche. È la dimostrazione che l'eccellenza non nasce dal talento, ma dalla volontà di non accettare compromessi. Materia prima impeccabile, lavorazioni lente, design che non decora ma racconta una storia di inestimabile valore partita dal nulla, tra creatività, rigore, dedizione e immaginazione: Simone Sabaini ha trasformato il cioccolato di Modica in un linguaggio contemporaneo, capace di parlare al mondo senza perdere la sua radice territoriale.

E poi c'è la cantina di affinamento, le stanze del cioccolato, gli Orti di San Giorgio salvati dall'abbandono: luoghi che non vendono un prodotto, ma un'esperienza multi-sensoriale. Luoghi che insegnano una cosa semplice e rivoluzionaria: la bellezza è un dovere, mai un lusso.

La qualità della vita come atto politico

Nell'intervista, Simone Sabaini definisce la qualità della vita con una formula che dovrebbe essere insegnata nelle scuole: fare ciò che vuoi, quando vuoi, con chi vuoi. Non è edonismo. È consapevolezza. È la capacità di riconoscere che il tempo è la valuta più preziosa, che la natura è un nutrimento, che la presenza mentale è un'arte da coltivare ogni giorno.

Per i giovani, questo è un monito potente: non inseguite la vita che vi rende accettabili, inseguite quella che vi rende presenti.

Il messaggio finale: la libertà esiste, basta pagarne il prezzo

La storia di Simone Sabaini è un invito a non temere la cesura, il salto, la deviazione. È la prova vivente che si può lasciare una vita "giusta" per costruirne una vera. Che si può rinunciare allo status per abbracciare la sostanza. Che si può scegliere la bellezza come bussola, la coerenza come disciplina, la natura come maestra.

E soprattutto, che si può ricominciare. Sempre. Senza chiedere permesso. Senza aspettare che il mondo capisca.

Perché la libertà esiste davvero. E chi ha il coraggio di pagarne il prezzo finisce per diventare ciò che tutti vorrebbero essere: una persona che ha scelto la propria vita, invece di subirla.



E se quel ponte tra Veneto e Sicilia, oggi saldo e profumato di cacao autentico, continua a reggersi in piedi, è proprio perché la sua linfa vitale non risiede in una strategia di mercato, ma nella caparbietà gentile di chi ha avuto il coraggio di disertare la sicurezza per farsi pioniere del proprio destino, trasformando Modica non solo in una nuova casa, ma in un laboratorio permanente di bellezza, etica e visione in cui ogni singola tavoletta firmata Sabadì custodisce l'eco irriducibile di un sogno sempreverde, capace di unire le nebbie della Laguna al sole abbagliante degli iblei in un unico, ininterrotto battito d'ali. 



Di fronte all'ennesima macchinazione del potere contro il giornalismo libero, non bastano le perifrasi diplomatiche. Quello che sta consumando Viale Mazzini contro Sigfrido Ranucci e la redazione di Report non è un semplice avvicendamento di palinsesto, ma un'esecuzione politica premeditata, uno schiaffo alla democrazia e una condanna senza appello...

C'è chi usa l'obiettivo come uno specchio e chi come una barriera. Roselena Ramistella fa un'altra cosa: abbassa il volume del visibile per sentire cosa resta sotto. Niente pose rubate o voyeurismo documentario, ma un campo magnetico fatto di ascolto puro, dove l'inquadratura non consuma il soggetto ma lo abita.

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