
La dignità offesa e la scelta che ci attende
EDITORIALE
Abel Gropius

Quando si sberleffano figure come Enzo Iacchetti, Carmen Consoli e tanti altri artisti che hanno saputo conquistare l'affetto e il rispetto degli italiani, non si colpisce soltanto la loro persona. Si colpisce la nostra capacità collettiva di riconoscere il valore umano e la grandezza artistica. È un insulto che non si ferma al bersaglio immediato, ma che riverbera contro di noi, contro la nostra memoria culturale, contro la nostra sensibilità.
In un Paese che ha fatto della bellezza e dell'ingegno la sua cifra distintiva, ridurre l'arte a oggetto di dileggio significa amputare la parte più nobile della nostra identità. E allora, proprio noi italiani, dovremmo fermarci a riflettere: chi merita davvero il nostro voto, chi merita di rappresentarci, quando saremo chiamati di nuovo a scegliere?
Perché dall'altra parte si agita una destra estrema, tragicomica e grottesca, popolata da energumeni che hanno smarrito ogni traccia di dignità politica e di valore umano — ammesso che ne abbiano mai posseduto. Non c'è nulla di serio, nulla di credibile, nulla di degno in chi si ostina a ridurre la cultura a bersaglio di scherno e la sensibilità a terreno di conquista. È un teatro dell'assurdo che si spaccia per politica, ma che in realtà è solo rumore sguaiato, privo di sostanza e di visione.
Il vero discrimine sta qui: tra chi difende la bellezza, la libertà e l'intelligenza, e chi invece si accanisce contro di esse, rivelando la propria miseria morale. Non è una questione di gusti o di appartenenze, ma di civiltà. Sta a noi decidere se continuare a subire il frastuono di chi non ha nulla da dire, o se scegliere di dare voce a chi, con arte e umanità, ci ricorda che la dignità non è un lusso, ma un diritto.
Un editoriale culturale non può che ribadire questo: la cultura non è un ornamento, non è un passatempo, non è un privilegio. È la sostanza stessa della nostra convivenza, il terreno su cui si misura la qualità della nostra democrazia. Chi la dileggia, chi la riduce a caricatura, chi la trasforma in bersaglio di scherno, non offende soltanto gli artisti: offende ciascuno di noi.
E allora, quando saremo chiamati a scegliere, ricordiamoci di questo insulto. Ricordiamoci di chi ha saputo difendere la bellezza e di chi invece l'ha vilipesa. Ricordiamoci che il voto non è un atto burocratico, ma un gesto di responsabilità culturale. Perché la vera politica, quella che merita il nostro consenso, è quella che sa riconoscere nell'arte e nella sensibilità la misura della dignità umana.
Quando si dileggiano figure come Iacchetti, Consoli e tanti altri artisti che hanno saputo conquistare l'affetto e il rispetto degli italiani, non è soltanto un insulto rivolto a loro: è un colpo inferto alla nostra stessa capacità di riconoscere il valore umano e la grandezza artistica. E allora, proprio noi italiani, dovremmo fermarci a riflettere: chi merita davvero il nostro voto, chi merita di rappresentarci, quando saremo chiamati di nuovo a scegliere?
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