
L’anima in viaggio: incontro con Gianluca Gotto
Ci sono storie che non finiscono davvero, ma cambiano forma, come i fiumi che, dopo aver attraversato terre e stagioni, si consegnano all'oceano senza perdere nulla della loro essenza. Così è accaduto a Mangia Vivi Viaggia, che per dieci anni ha custodito sogni, trasformazioni, pillole zen, partenze e ritorni, diventando per molti un porto sicuro, un luogo in cui riconoscersi senza bisogno di spiegazioni. Oggi quello stesso spirito non si spegne, ma si espande: vive nei libri, nei canali social, nelle parole che continuano a scorrere con la stessa energia di sempre, come un respiro che non si interrompe.
È in questo passaggio naturale, quasi iniziatico, che incontriamo Gianluca Gotto. Non come un "esperto di viaggi", ma come qualcuno che ha scelto di fare della vita un laboratorio di semplicità, un esercizio quotidiano di libertà e gratitudine. La sua voce non insegna, ci accompagna per mano — chi ha letto almeno uno dei suoi libri, lo sa bene; il suo itinerario di vita non indica una direzione, ma apre uno spazio in cui ciascuno di noi può riconoscere il proprio percorso. Gianluca ci invita a riconsiderare il viaggio non come fuga o accumulo di esperienze, ma come un modo radicale di abitare il mondo: un gesto che unisce la leggerezza del movimento alla profondità dello sguardo. Mantenersi viaggiando, per lui, non è un trucco né una strategia, ma la conseguenza naturale di un cambio di prospettiva: quando si smette di rincorrere ciò che non serve, la vita diventa sorprendentemente più generosa. È la semplicità — quella vera, che non è rinuncia ma rivelazione — a restituire valore al tempo, alle relazioni, alla presenza.
Tutto passa.
Anche questo blog
Sono stati 10 anni di sogni, cambiamenti, pillole zen, viaggi, felicità, Vita.
Oggi lo spirito di Mangia Vivi Viaggia trova la sua naturale evoluzione nei miei libri e nei nostri canali social, dove continuerà a scorrere con la stessa energia di sempre.
Come un fiume che si unisce all'oceano.
Grazie a chi ne ha fatto parte, a chi lo ha letto, amato e vissuto.
E a chi lo ha riconosciuto come un porto sicuro per sognatori, viaggiatori e ribelli spirituali.
Fin dal principio, era proprio questo il nostro desiderio.
Trovarci e ritrovarci.
È successo, ed è stato bellissimo.
Ci si vede nel mondo.
Con immensa gratitudine,
Gianluca & Claudia
E poi c'è l'umanità, osservata da un'angolazione che non giudica ma comprende. Viaggiare, dice Gianluca, significa imparare a vedere gli altri senza le lenti deformanti della paura o dell'abitudine; significa accorgersi che, sotto le differenze, esiste una trama comune fatta di desideri, fragilità, speranze. È in questo sguardo che si compie la trasformazione più grande: non nel cambiare luogo, ma nel cambiare modo di vedere.
Presentarlo oggi significa riconoscere che la sua storia non è solo la sua: appartiene a chiunque abbia sentito, almeno una volta, il richiamo di una vita più autentica, più essenziale, più propria. È un invito a ritrovarsi, come accadeva nel blog, come accade ogni volta che qualcuno sceglie di ascoltare la propria verità interiore.
E allora questo viaggio con Gianluca non è un'intervista né un racconto, ma un passaggio di testimone: la conferma che ciò che nasce dall'anima non si esaurisce, ma continua a fluire, a trasformarsi, a generare incontri. Ci si vede nel mondo, dicevano Gianluca e Claudia. Ed è forse questa la promessa più bella: che le storie autentiche non finiscono, semplicemente cambiano orizzonte.
L'uomo che ha scelto di vivere
Ci sono vite che non si limitano a procedere, ma si aprono, come se a un certo punto la persona che le abita avesse deciso di smettere di sopravvivere e iniziare davvero a vivere.
La storia di Gianluca Gotto appartiene a questa categoria rara: non è la parabola di un ragazzo che lascia Torino per l'Australia, né il resoconto di un nomade digitale che si mantiene scrivendo dall'Asia.
È, più profondamente, il racconto di un essere umano che ha avuto il coraggio di interrogarsi, di smontare le proprie certezze, di chiedersi "perché?" con la radicalità di un bambino e la determinazione di chi non vuole più tradire se stesso.
Il suo percorso inizia con un gesto semplice e rivoluzionario: riconoscere che le etichette non dicono nulla dell'essenziale. Non è "nato nel 1990 a Torino" ciò che definisce Gianluca, ma ciò che ama, ciò che lo muove, ciò che lo rende vivo. Da qui la scelta di partire, non per fuggire ma per incontrarsi. L'Australia, il Canada, l'Asia non sono scenografie esotiche, ma luoghi interiori, specchi che gli restituiscono un'immagine più autentica di sé. È in questo movimento che nasce Mangia Vivi Viaggia, non come blog di viaggi, ma come spazio di risonanza: un luogo in cui raccontare la bellezza che ci circonda e quella, più fragile e luminosa, che ci abita.
Il cambiamento, per Gianluca, non è un atto eroico ma un processo lento, fatto di consapevolezze che si sedimentano.
In otto anni di vita nomade ha imparato a togliere maschere, a non temere il giudizio, a fidarsi del proprio sentire. Ha scoperto che la paura del cambiamento non nasce dalla mancanza di mezzi, ma dalla mancanza di coraggio; che la confusione è la vera nemica della felicità; che la vita si apre solo quando si smette di raccontarsi che è impossibile.
Le sue parole non sono consigli motivazionali, ma inviti a guardarsi dentro con onestà. Le domande che propone — sui rimpianti, sui sogni adolescenziali, sulla distanza tra ciò che siamo e ciò che desideriamo — non servono a giudicare, ma a orientare. Sono coordinate interiori, come quelle che dà nel suo libro: amore per sé, amore per gli altri, amore per il mondo. Tre assi che non si imparano in un giorno, ma che si costruiscono vivendo, sbagliando, rialzandosi, ricordandosi che "il sole domani sorgerà lo stesso".
Cosa succede quando il dolore è troppo? Qualcuno ci sprofonda dentro, altri si arrendono, c'è chi chiede aiuto, chi tenta di affrontarlo. Veronica, invece, sceglie di lasciare tutto e tutti per ricominciare una nuova vita dall'altra parte del mondo. Spinta dalla necessità di darsi sempre da fare, così da non sentire né ricordare, riesce a costruirsi da zero una carriera di successo, che le permette di vivere in una delle zone più trendy di Melbourne ed essere vista come una donna di trent'anni indipendente, in splendida forma, realizzata. Una workaholic, sì, ma brillante e impeccabile. Eppure, quando la porta del suo appartamento si chiude e si ritrova intrappolata nel silenzio della sua solitudine, il dolore del passato riemerge con prepotenza e l'unico modo che lei conosce per gestirlo è attraverso un controllo maniacale di ogni aspetto della sua vita, dall'attività fisica all'alimentazione al lavoro, fino a ogni minuscolo gesto quotidiano. Proprio quando lo stress e le sue ossessioni la spingono sull'orlo di una crisi autodistruttiva, un evento inatteso la costringe prima a fermarsi e poi a cercare l'ennesima fuga da se stessa. Ma è proprio a causa di questo tentativo maldestro e disperato che il destino la porterà in una terra lontana, dove l'incontro con un'altra anima smarrita come la sua segnerà l'inizio di un percorso per affrontare il proprio dolore e rinascere. Il nuovo libro di Gianluca Gotto è un romanzo intenso e autentico, che intreccia i temi della solitudine, della salute mentale e della perdita con quelli dell'accettazione di sé, dell'amicizia e della guarigione. Un racconto profondo e quanto mai attuale, arricchito dagli insegnamenti millenari dell'ayurveda, la scienza della vita, che ci invita a partire da noi, da chi siamo veramente, per sciogliere i nodi e tornare a stare bene.

E poi c'è il viaggio, non come consumo di luoghi ma come esplorazione del reale e dell'umano. Viaggiare, per lui, significa osservare senza paura, accogliere il diverso, lasciarsi trasformare. Significa imparare dagli orientali la capacità di trovare un senso anche nel dolore, di non giudicare troppo in fretta, di considerare ogni difficoltà come un'occasione di crescita.
Oggi Gianluca non fa grandi progetti: vive, scrive, segue il cuore. Non perché rifiuti il futuro, ma perché ha compreso che la vita accade nel presente, e che ogni tentativo di controllarla è un modo per sottrarsi alla sua verità più semplice: la vita non va spiegata, va vissuta.
Questa è la sua storia, ma è anche la storia di chiunque senta che qualcosa dentro chiede spazio, chiede aria, chiede coraggio. È la storia di un uomo che ha scelto di non rimandare la felicità, e che oggi, attraverso le sue parole, invita gli altri a fare lo stesso.
I libri come mappe interiori
Parlare dei libri di Gianluca Gotto significa entrare in una geografia che non ha confini fisici, ma coordinate emotive. Ogni suo testo nasce da un movimento reale — un viaggio, un cambiamento, una scelta — ma si compie in un territorio più profondo: quello della coscienza che si risveglia. I suoi libri non sono manuali di viaggio né autobiografie in senso stretto; sono strumenti di orientamento, bussola e specchio insieme, per chi sente che la vita può essere più ampia di ciò che ha sempre creduto.
Le coordinate della felicità (2018)
Il primo libro è un atto di sincerità radicale. Gianluca racconta la sua trasformazione non come un colpo di scena, ma come un lento processo di disvelamento: la presa di coscienza che la felicità non è un traguardo esterno, ma una postura interiore. Il testo alterna episodi biografici a riflessioni esistenziali, mostrando come il viaggio — quello vero — inizi quando si smette di vivere secondo aspettative altrui e si comincia a interrogarsi su ciò che davvero conta. Le "coordinate" non sono regole, ma direzioni: amore per sé, amore per gli altri, amore per il mondo. È un libro che non pretende di insegnare, ma di ricordare: che la vita è più semplice quando la si guarda senza paura.
Come una notte a Bali (2019)
Con il secondo libro Gianluca passa alla forma del romanzo, ma senza abbandonare la sua vocazione filosofica. La storia è un pretesto narrativo per esplorare la fragilità, il desiderio di cambiamento, la ricerca di un senso che non sia imposto dall'esterno. Bali diventa simbolo di un altrove possibile, un luogo in cui l'anima può finalmente respirare. Il romanzo parla di amore, di perdita, di rinascita, ma soprattutto della capacità di lasciarsi trasformare dagli incontri e dagli imprevisti. È un libro che invita a guardare la vita come un viaggio iniziatico, in cui ogni notte può essere l'inizio di un nuovo giorno.
Succede sempre qualcosa di meraviglioso (2021)
Succede sempre qualcosa di meraviglioso è il racconto di un viaggio che ha come protagonista Davide, un ragazzo che vede tutte le sue certezze crollare una dopo l'altra, fino a perdere il desiderio di vivere. E Guilly, un personaggio fuori dal tempo che Davide, per caso o per destino, incontra in Vietnam e da cui apprende un modo alternativo e pieno di luce di prendere la vita.
Una storia di rinascita in cui perdersi per ritrovarsi, che Gianluca Gotto racconta portando il tema della ricerca della felicità – già affrontato nell'autobiografia Le coordinate della felicità – su un piano universale: la destinazione finale di questo viaggio non è conquistare un certo tipo di vita, ma uno stato d'animo. Una sensazione di calore che è sempre dentro di noi, indipendentemente da quello che il destino ci ha riservato. Potremmo chiamarla in tanti modi: serenità, pace interiore, leggerezza, calma. Oppure, come direbbe Guilly, "la sensazione di essere a casa, sempre".
Profondo come il mare, leggero come il cielo (2023)
"Il mondo là fuori, con il suo rumore e il suo caos, proverà sempre a entrarti dentro. Arriveranno pensieri nuovi, difficili da affrontare. Non affrontarli, allora. Torna all'origine: calma la mente. Sdraiati su un prato e guarda lassù. Tu non sei le nuvole, che vanno e vengono e sono sempre in movimento. Tu sei il cielo. E il cielo è leggero proprio perché non trattiene niente. Il cielo è saggio. Sa lasciare andare ciò che lo attraversa. Se vuoi essere sereno come un buddha, non essere una nuvola. Sii il cielo. Il buddhismo è stato la mia guarigione. Mi ha mostrato che la vita è tutta una questione di punti di vista: a seconda di come la guardi, la tua esistenza può essere bella o brutta, giusta o sbagliata, fortunata o sfortunata. Prima di volerla cambiare, dobbiamo essere noi a guardarla con occhi diversi, più consapevoli. Dobbiamo essere noi a cambiare. È stato proprio attraverso questo processo che il buddhismo mi ha aiutato a trasformare il periodo più difficile della mia vita in una inaspettata e miracolosa rinascita. Il mio augurio è che anche tu, ovunque stia leggendo queste parole, possa trovare tra queste pagine l'ispirazione e i metodi per diventare la persona che meriti di essere. Saggia, innanzitutto. E poi compassionevole, presente, calma, positiva, gentile. Libera dalla sofferenza. Felice, finalmente." In "Profondo come il mare, leggero come il cielo", Gianluca Gotto condivide gli incontri, le esperienze e i tanti insegnamenti che lo hanno salvato nel momento più buio della sua vita. Un libro intimo e generoso, pieno della saggezza millenaria – ma quanto mai attuale - del Buddha e di consigli pratici per trasformare la sofferenza in un terreno fertile in cui la felicità possa mettere radici.
Verrà l'alba e ti troverà felice (2025)
In questo testo Gianluca approfondisce il tema della resilienza emotiva. L'alba del titolo non è un'immagine poetica, ma una promessa: la certezza che, nonostante le difficoltà, esiste sempre un punto in cui la luce ritorna. Il libro intreccia storie, riflessioni e piccoli insegnamenti quotidiani, mostrando come la felicità non sia un evento straordinario, ma un esercizio di presenza. È un libro che parla a chi si sente smarrito, a chi ha bisogno di ricordare che il cambiamento è possibile anche quando sembra lontano. Un invito a non arrendersi, a non confondere la notte con la fine.
Ci sono storie che non finiscono davvero, ma cambiano forma, come i fiumi che, dopo aver attraversato terre e stagioni, si consegnano all'oceano senza perdere nulla della loro essenza. Così è accaduto a Mangia Vivi Viaggia, che per dieci anni ha custodito sogni, trasformazioni, pillole zen, partenze e ritorni, diventando per molti un porto sicuro,...
Ci sono individui che non si possono più fermare. Non perché siano invincibili, ma perché sono diventati il prodotto di un sistema che ha smesso di credere nella rieducazione, nella riparazione, nella trasformazione. Fabrizio Corona è uno di questi. E chi non ha mai vissuto il carcere — non come luogo di espiazione, ma come laboratorio di...


