
Jonathas de Andrade. Le memorie che resistono: “Sorelle senza nome” al MACRO
Nel panorama dell'arte contemporanea brasiliana, Jonathas de Andrade occupa da anni una posizione singolare: la sua pratica, sospesa tra documentario e finzione, indaga le fratture della memoria collettiva, le tensioni tra identità e potere, le forme sottili attraverso cui le comunità costruiscono — e difendono — la propria storia. La sua opera è sempre un attraversamento: di territori, di archivi, di biografie sommerse. Un gesto che unisce rigore politico e sensibilità poetica.
Con Sorelle senza nome, presentato al MACRO nell'ambito di Conciliazione 5 — progetto promosso dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione del Vaticano, curato da Cristiana Perrella e prodotto dalla Fondazione In Between Art Film — l'artista amplia ulteriormente questo orizzonte, inaugurando la nuova programmazione della sala video del museo romano.

Una storia rimossa, riportata alla luce
Il video nasce da una ricerca condotta presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso, dove De Andrade ha rintracciato le tracce di una comunità di suore brasiliane che, negli anni Sessanta, scelse di intrecciare spiritualità, impegno politico e pedagogia sociale in un Brasile attraversato dalla violenza della dittatura militare. Minacciate dal regime, decisero di lasciare i voti e trasferirsi a Roma, continuando come laiche il proprio lavoro a favore degli oppressi.
È una storia che sfugge alle narrazioni ufficiali: un frammento di resistenza femminile, collettiva, radicale. De Andrade la riattiva con la delicatezza di chi sa che la memoria non è mai un dato, ma un campo di forze.
Tra Paulo Freire e Linda Bimbi: un atlante politico
Attraverso le testimonianze delle protagoniste e un uso calibrato dei materiali d'archivio, Sorelle senza nome mette in relazione:
i movimenti politici e sociali dell'America Latina negli anni Sessanta e Settanta
il pensiero pedagogico di Paulo Freire, con la sua idea di educazione come pratica di libertà
la figura di Linda Bimbi, lucchese emigrata in Brasile, poi rientrata in Italia, che collaborò con Lelio Basso alla creazione del Tribunale Russell II sui crimini commessi in America Latina
Il video diventa così un dispositivo di connessione: un ponte tra Belo Horizonte e Roma, tra teologia della liberazione e pedagogia critica, tra la storia delle donne e la storia dei popoli.
La forma come atto politico
Come in molte opere precedenti, De Andrade non si limita a documentare: costruisce un linguaggio che restituisce la densità emotiva e politica delle vite che incontra. Le immagini oscillano tra intimità e coralità, tra ricostruzione e invenzione, tra la precisione dell'archivio e la libertà della narrazione.
Il risultato è un racconto che rifiuta la logica celebrativa per assumere invece la forma di un dispositivo interrogante, capace di mettere in crisi le narrazioni consolidate e di restituire complessità a ciò che la storia ufficiale tende a semplificare. Non monumentalizza, perché sa che ogni monumento rischia di trasformare la vita in icona; preferisce ascoltare, accogliere le incrinature, le esitazioni, le zone d'ombra che rendono una vicenda realmente viva. In questo gesto di attenzione radicale, l'opera riporta al centro una comunità che ha incarnato — lontano dai riflettori, e proprio per questo con una forza ancora più incisiva — una pratica quotidiana di libertà spirituale e impegno sociale. Una libertà che non si esprime in proclami, ma in scelte concrete, spesso rischiose; un impegno che non si esaurisce nella denuncia, ma si traduce in forme di cura, di pedagogia, di solidarietà attiva. Così, ciò che potrebbe apparire come un frammento marginale diventa un laboratorio politico ed etico: un luogo in cui interrogare il presente attraverso la memoria di chi ha saputo trasformare la propria fede in un atto di resistenza e la propria vulnerabilità in una forma di potere condiviso.
Una memoria che continua a parlare
Sorelle senza nome non è solo un omaggio a un gruppo di donne straordinarie. È un invito a ripensare il rapporto tra fede e politica, tra cura e rivoluzione, tra storia e responsabilità. In un presente che tende a semplificare, De Andrade sceglie la complessità: la custodisce, la mette in scena, la rende nuovamente fertile.
Al MACRO, il video si offre come un luogo di ascolto e di attraversamento. Un frammento di storia che torna a pulsare, ricordandoci che la memoria — quando è condivisa — può ancora essere una forma di resistenza.
In definitiva, Sorelle senza nome non si limita a riportare alla luce una vicenda marginalizzata: la trasforma in un prisma attraverso cui interrogare il presente. Nel gesto di De Andrade, la memoria non è un archivio da consultare, ma un terreno di conflitto in cui si ridefiniscono continuamente le possibilità del politico, del pedagogico, del comunitario. Le storie di queste donne — sospese tra fede e dissenso, tra cura e insubordinazione — mostrano come la libertà non sia mai un dato, ma un esercizio quotidiano di responsabilità e immaginazione. È forse qui che l'opera trova la sua forza più radicale: nel ricordarci che ogni atto di testimonianza è anche un atto di costruzione, e che le forme di resistenza del passato non sopravvivono come reliquie, ma come strumenti per pensare ciò che ancora non esiste. In questo senso, il viaggio da Belo Horizonte a Roma non è solo geografico: è un attraversamento etico che continua a interpellarci, chiedendoci quale comunità vogliamo essere e quali memorie scegliamo di rendere vive.
COMUNICATO STAMPA
Jonathas de Andrade. Sorelle senza nome
A cura di Cristiana Perrella
11.12.2025__06.04.2026
Inaugurazione 11 dicembre 2025, dalle ore 18.00 alle ore 22.00
Tra le voci più significative dell'attuale scena artistica brasiliana, Jonathas de Andrade indaga da sempre le tensioni tra memoria, identità e società, alternando performance, collaborazioni con comunità locali e installazioni che intrecciano documentarismo e finzione.
Fulcro della mostra è il nuovo video realizzato per Conciliazione 5, progetto promosso dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione del Vaticano, curato da Cristiana Perrella e prodotto dalla Fondazione In Between Art Film, e inaugura la nuova programmazione della sala video del MACRO.
L'opera è una nuova produzione nata da una ricerca condotta presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso e dedicata ad una comunità di suore che, negli anni Sessanta in Brasile, intrecciò spiritualità, impegno politico e pedagogia sociale per trasferirsi – lasciati i voti – a Roma, perché minacciate dalla dittatura militare, continuando come laiche la loro azione a favore degli oppressi.
Attraverso la loro esperienza, il video mette in relazione i movimenti politici e sociali dell'epoca, il pensiero pedagogico di Paulo Freire e la figura di Linda Bimbi, originaria di Lucca, emigrata in Brasile e poi tornata in Italia, che collaborò con Lelio Basso alla creazione del Tribunale Russell II sui crimini commessi in America Latina.
Con la sua consueta attenzione alle memorie collettive e alle forme di resistenza, De Andrade intreccia materiali d'archivio e testimonianze dirette, restituendo la forza poetica e politica di una comunità che – da Belo Horizonte fino a Roma – ha incarnato una pratica di libertà spirituale e impegno sociale.
Nel panorama dell'arte contemporanea brasiliana, Jonathas de Andrade occupa da anni una posizione singolare: la sua pratica, sospesa tra documentario e finzione, indaga le fratture della memoria collettiva, le tensioni tra identità e potere, le forme sottili attraverso cui le comunità costruiscono — e difendono — la propria storia. La sua opera...
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