Fin da bambino, sono rimasto colpito dalla tenacia di questo piccolo grande uomo, che ogni giorno, solitario, nel suo studio, dipingeva tele su tele, alla ricerca costante dell'equilibrio tra mezze luci e penombre. Come vero maestro italiano, il suo sentire trova corrispondenza con gli artisti Morandi, Carrà e Soffici.
In Mario Di Bella, c'è una lotta contro l'oscurità della materia, una battaglia che sembra accadere non dentro l'opera, ma prima di essa.
Le mille sfumature dei suoi toni rivelano la capacità poetica e, oserei dire, innovativa di Mario Di Bella. Da quadro a quadro, inventa uno spazio sempre rinnovato, essendo un poeta della materia. Questo lo porta oltre una soglia ultima d'espressione, dove risiede la Bellezza, il Mistero, l'Assoluto fatto di silenzio. Osservando i suoi paesaggi e le sue nature morte, sembra che siano le opere stesse a guardarci, gettando uno sguardo dentro di noi, più grande e potente del nostro su di loro. Questa è la forza permanente della grande Arte, fatta di semplicità, che rende Mario Di Bella un autentico artista. Fino all'ultimo dei suoi giorni, si è interrogato sul concetto di Bellezza.