A PROPOSITO DI..
Søren Kierkegaard è davvero un pensatore affascinante e complesso. Kierkegaard si distingue per il suo rifiuto di una visione sistematica e sovraindividuale della realtà, tipica di Hegel. Per Kierkegaard, l'esistenza è sempre e solo del singolo individuo, e questo lo porta a concentrarsi su figure come Socrate, Cristo e Pascal, in cui pensiero e prassi si avvicinano in modo ammirevole.
Le categorie della "disperazione" e dell'"angoscia" sono fondamentali nel suo pensiero. La disperazione nasce dal rapporto serio dell'uomo con se stesso, mentre l'angoscia deriva dal rapporto serio tra l'uomo e il mondo, e dalla sensazione di inadeguatezza senza Dio. In questo contesto, la fede diventa l'unico esito positivo possibile, un salto nell'irrazionale che comporta paradossi e critiche sia verso Hegel che verso la Chiesa luterana moderna.
Secondo Kierkegaard, la fede e la scienza occupano sfere distinte e devono essere separate. La scienza è utile per fornire strumenti che aiutano l'uomo a vivere nel mondo, ma non può rispondere alle domande ultime sull'esistenza e la salvezza dell'anima. Kierkegaard critica lo "scientismo", ovvero l'esaltazione eccessiva della scienza come unica fonte di conoscenza.
Per Kierkegaard, la fede rappresenta un salto nell'irrazionale, un atto di fiducia che va oltre la comprensione razionale. La ragione ha i suoi limiti e deve riconoscere che ci sono aspetti dell'esistenza che non può spiegare. La fede, quindi, non è in contrasto con la ragione, ma la supera, offrendo risposte che la scienza non può fornire.