La Malattia della consapevolezza: un’introspezione nel sottosuolo dell'Animo Umano
Nel profondo abisso della psiche umana, Fëdor Dostoevskij ci conduce attraverso un viaggio oscuro e rivelatore nel suo romanzo "Ricordi dal sottosuolo" (Записки из подполья). Pubblicato nel 1864, questo lavoro si distingue come un'analisi acuta e senza compromessi della condizione umana, esplorando la complessità e le contraddizioni che risiedono nell'animo umano.
Il protagonista del romanzo, l'uomo del sottosuolo, è afflitto da quella che lui stesso definisce la "malattia della consapevolezza". Questa malattia non è altro che una consapevolezza ipertrofica, una conoscenza eccessiva dei propri meccanismi mentali che permette di avere piena coscienza di tutte le bassezze del proprio animo. È una condizione che spinge l'individuo a esplorare le zone più buie dell'io, quelle che la morale comune reprime e che l'uomo medio evita per paura di smarrirsi.
Dostoevskij, attraverso il suo narratore, critica aspramente gli ideali ottimistici del positivismo, sostenendo che l'essere umano ha un segreto desiderio di sofferenza, di sporcizia e di auto-umiliazione che nessuna teoria della ragione o religiosa può arginare. Il protagonista si contrappone agli uomini d'azione, coloro che seguono obiettivi senza interrogarsi sulle cause profonde del loro agire, mentre lui rimane paralizzato dalla sua riflessione eccessiva e dalla ricerca della causa prima di ogni sua azione.
La "malattia della consapevolezza" è quindi un paradosso: è la capacità di vedere oltre le illusioni della razionalità e del perbenismo borghese, ma allo stesso tempo è una maledizione che isola l'individuo dalla società e lo rende incapace di agire. Dostoevskij anticipa temi che saranno centrali nella psicologia europea, negli studi freudiani sull'inconscio e nelle riflessioni esistenzialiste sull'assurdità della vita.
"Ricordi dal sottosuolo" rimane un'opera fondamentale per comprendere la visione di Dostoevskij sull'umanità. Il romanzo ci sfida a guardare dentro di noi, ad affrontare la nostra "malattia della consapevolezza" e a riconoscere che, nonostante le sue bassezze, l'animo umano possiede anche la capacità di risorgere rigenerato o di affondare senza speranza.