C'è una parola, in Giappone, che sembra custodire un'intera visione del mondo dentro un gesto minuscolo, quasi impercettibile, una parola che non pretende di essere tradotta perché sa che ogni lingua porta con sé un modo diverso di respirare la realtà. 思いやり — Omoiyari — significa immaginare ciò che l'altro prova prima ancora che sia costretto a...
Il peso delle colpe e la vergogna dell'abiezione
La natura umana è complessa, intrecciata da una miriade di emozioni, azioni e reazioni che ci definiscono nel corso della nostra esistenza. In "Tutto scorre", Vasilij Grossman ci offre una riflessione straordinaria su questa complessità, toccando il cuore della nostra coscienza collettiva e individuale.
abiezióne (o abbiezióne) s. f. [dal lat. abiectio -onis, der. di abiectus «abietto»]. – Stato di avvilimento o di bassezza morale: pur nella presente a. conserva qualche cosa della sua antica dignità; cadere nell'a.; risollevarsi dall'abiezione. Nella pratica ascetica, atteggiamento di umiltà eroica per cui si rinuncia alla propria personalità o dignità, ricercando uno stato abituale di vita ritenuto spregevole dall'opinione comune.
"Non sono colpevoli. Forze di piombo, oscure, li sospingevano, milioni di tonnellate pesavano su di loro. Non vi sono innocenti tra i vivi. Tutti sono colpevoli, tu imputato, tu procuratore, ed io che penso all'imputato, al procuratore e al giudice. Ma perché ci fa tanto male e vergogna la nostra abiezione?"
Queste parole risuonano come un'eco profonda, portandoci a riflettere sulle forze invisibili e inesorabili che ci spingono. Grossman ci ricorda che nessuno è veramente innocente. Ogni individuo, dal più umile al più potente, porta su di sé il peso delle proprie colpe e responsabilità. Questa consapevolezza può essere schiacciante. La "vergogna della nostra abiezione" è un sentimento che ci accomuna tutti, un dolore silenzioso che ci costringe a guardare dentro di noi, a esaminare le nostre azioni e a riconoscere i nostri fallimenti. È un richiamo alla nostra umanità, alla nostra capacità di provare empatia e di cercare il miglioramento personale.

In un mondo in cui spesso siamo guidati dall'ambizione e dalla lotta per il potere, è facile dimenticare il nostro lato più fragile e vulnerabile. Grossman ci invita a riconoscere queste forze di piombo che ci sospingono, a non ignorare la sofferenza e il dolore che causiamo, ma a imparare da essi. Solo così possiamo sperare di crescere e di diventare esseri umani migliori.
Il percorso verso la redenzione è lungo e difficile. Richiede un'introspezione profonda e un impegno sincero per cambiare. Tuttavia, è proprio attraverso questa lotta che possiamo trovare la nostra vera essenza, liberi dalle maschere e dal caos della vita adulta.

Che cosa significa vivere con questa consapevolezza ogni giorno? Significa abbracciare la nostra umanità con tutte le sue imperfezioni. Significa cercare di fare del bene, anche quando è difficile, e riconoscere che ogni piccolo gesto di gentilezza conta. Significa accettare le nostre colpe e lavorare per un futuro migliore.
Il messaggio di Grossman è chiaro: non possiamo sfuggire alle nostre colpe, ma possiamo affrontarle con coraggio e dignità. Solo così possiamo sperare di alleviare il peso che grava su di noi e trovare un senso di pace e redenzione.
"L'ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque."
- Martin Luther King Jr.
Un monito per le nuove generazioni
In un mondo segnato da guerre ingiuste e dalla trasformazione delle vittime in carnefici, le parole di Grossman risuonano con una forza ancora maggiore. Le nuove generazioni devono imparare dalle lezioni del passato, riconoscendo le forze oscure che spingono l'umanità verso la violenza e l'ingiustizia.
È essenziale che i giovani comprendano l'importanza della responsabilità personale e collettiva. Devono essere consapevoli del potere delle loro azioni e delle loro scelte, e del loro impatto sul mondo. Solo attraverso la consapevolezza e l'empatia possiamo sperare di costruire un futuro più giusto e pacifico.
Le guerre e le ingiustizie che vediamo oggi sono un triste promemoria di quanto sia facile cadere nella trappola dell'odio e della violenza. Ma sono anche un'opportunità per le nuove generazioni di fare meglio, di imparare dagli errori del passato e di lavorare per un mondo in cui la dignità umana e la giustizia prevalgano.
Il cammino è lungo e difficile, ma è un cammino che vale la pena percorrere. Perché solo affrontando le nostre colpe e lavorando per un futuro migliore possiamo sperare di alleviare il peso che grava su di noi e trovare un senso di pace e redenzione.
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L'appartenenza non si firma con un contratto sociale; si incide nell'essere. È la materia prima dell'esistenza. Nessuno viene al mondo già compiuto: veniamo al mondo come un'intenzione sospesa nel tempo, un'opera ancora indistinta che attende un contorno. Prima di qualunque inclinazione o talento, ciò che ci fonda è uno sguardo.


