
Il desiderio come bussola dell’esistenza: un viaggio tra Baricco e i grandi filosofi
Il brano tratto da Oceano mare di Alessandro Baricco è un inno struggente al desiderio come forza salvifica, ma anche come fonte di dolore. In queste parole si cela una visione della vita che merita di essere esplorata filosoficamente: non è la virtù a salvarci, ma il desiderio. Un'affermazione potente, che ribalta secoli di pensiero morale e apre a una riflessione profonda sull'essere umano. Una considerazione sull'illusione della felicità e sulla scoperta tardiva che ciò che davvero salva non è la virtù, ma il desiderio — quell'impulso autentico e viscerale che ci muove, anche se a volte ci ferisce.
Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così... lo non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.

Il desiderio secondo Baricco: salvezza e ferita
Nel romanzo, il personaggio parla con la voce di chi ha compreso troppo tardi che la vita non segue i binari del dovere o della rettitudine, ma quelli più imprevedibili e autentici del desiderio. Baricco non idealizza il desiderio: lo mostra come una forza che può salvare, ma anche distruggere. È una verità che arriva tardi, quando il desiderare stesso diventa doloroso. Eppure, è l'unica verità possibile. Questa visione ha radici profonde nella storia del pensiero.
PROMO
Platone, nel Simposio, vede il desiderio (Eros) come mancanza e tensione verso il Bello e il Bene. È ciò che ci spinge a superare noi stessi, a cercare l'immortalità attraverso la bellezza e la conoscenza. Aristotele, più moderato, distingue tra desiderio razionale (boulesis) e appetito (epithymia), ma riconosce che ogni azione umana nasce da un desiderio, anche quello di vivere bene. Agostino d'Ippona trasforma il desiderio in caritas o concupiscentia: può essere amore divino o passione disordinata. La salvezza, per lui, sta nel desiderare Dio. Spinoza ribalta tutto: il desiderio non è una mancanza, ma l'essenza stessa dell'uomo. Non desideriamo le cose perché le giudichiamo buone, ma le giudichiamo buone perché le desideriamo.
Schopenhauer vede nel desiderio la radice della sofferenza: la volontà di vivere è cieca, incessante, e solo la rinuncia può liberarci. Nietzsche, invece, esalta il desiderio come espressione della volontà di potenza. Non bisogna reprimerlo, ma affermarlo, anche a costo del dolore. È la via dell'oltre-uomo.
Desiderio e autenticità: una prospettiva esistenziale
Nel Novecento, filosofi come Sartre e Simone de Beauvoir vedono nel desiderio la manifestazione della libertà umana. Desiderare è scegliere, è progettare, è affermare se stessi nel mondo. Ma è anche confrontarsi con l'angoscia della responsabilità.
Baricco, in questo senso, si avvicina a una visione esistenzialista: il desiderio è ciò che ci rende vivi, ma anche vulnerabili. È l'unica strada autentica, anche se impervia. Non ci salva la morale, ma la fedeltà a ciò che davvero vogliamo. Il messaggio allora è chiaro: vivere dalla parte dei desideri significa accettare la complessità dell'esistenza, la sua bellezza e il suo dolore. Significa non rifugiarsi nel dovere o nella paura, ma avere il coraggio di ascoltare ciò che ci muove davvero. Come scrive giustamente Baricco, "Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera". E forse, come insegnano i grandi filosofi, è proprio nel desiderio che si cela il segreto della nostra umanità.
In Sicilia Orientale, adagiata sulle fertili pendici dell'Etna, in provincia di Catania, si trova Trecastagni, una cittadina che incarna la quintessenza della cultura siciliana e la devozione religiosa. Conosciuta per il suo paesaggio idilliaco e la ricca storia, Trecastagni è un luogo dove tradizione e fede si intrecciano in un mosaico vivace e...
L'opera di Lee Ufan si posiziona in un territorio in cui l'oggetto non è chiamato a svolgere alcuna funzione narrativa. Non deve rimandare a un altrove, non deve tradurre un concetto, non deve caricarsi di un significato aggiuntivo. L'oggetto è sottratto al regime della rappresentazione e restituito alla sua presenza. In questo...
Il dibattito sull'arte contemporanea continua a oscillare tra due poli: da un lato la crescita del mercato e l'aumento dell'interesse collezionistico, dall'altro la difficoltà strutturale di trasformare la produzione artistica in un percorso professionale sostenibile. La distanza tra questi due livelli non è un dettaglio: è il punto critico che...





