Assumi per il curriculum, licenzi per il comportamento: il paradosso che sta logorando le organizzazioni

01.01.2026

C'è una verità che chi lavora nelle risorse umane conosce bene, ma che troppo spesso preferisce non guardare negli occhi: le aziende selezionano per competenze tecniche e licenziano per comportamenti. È una dinamica ricorrente, quasi rituale, che si ripete con una precisione inquietante.

Il candidato ha la laurea giusta, il master giusto, le certificazioni giuste. Sa usare gli strumenti richiesti, supera brillantemente i test tecnici, impressiona nei colloqui. Lo si assume convinti di aver trovato "la persona giusta". Poi, dopo sei mesi, iniziano i problemi: difficoltà a collaborare, incapacità di accettare feedback, tensioni con i colleghi, conflitti con i clienti. Il talento tecnico c'è, ma manca la maturità comportamentale per trasformarlo in valore.

E così, ciò che sembrava un investimento diventa un costo.



Il grande equivoco: le competenze tecniche come unico criterio di selezione

Le aziende dedicano tempo, budget e processi strutturati alla valutazione delle competenze tecniche. Test, assessment, colloqui a cascata, prove pratiche, certificazioni obbligatorie. Tutto giusto, tutto necessario.

Ma sulle competenze comportamentali? Spesso una domanda generica, un'impressione a pelle, una sensazione. E soprattutto: nessun vero investimento.

È come valutare un atleta solo dalla potenza muscolare, ignorando coordinazione, disciplina, capacità di stare in squadra. Poi stupirsi se in campo non funziona.

Le competenze tecniche si imparano. I comportamenti si allenano.

Questo è il nodo centrale che molti continuano a sottovalutare.

  • Le competenze tecniche si acquisiscono: corsi, tutorial, affiancamenti, aggiornamenti continui, studio e approfondimento sui libri.

  • Le competenze comportamentali si costruiscono: con tempo, metodo, pratica, feedback, osservazione, allenamento costante.

Non esiste webinar di mezz'ora che trasformi una persona in un buon comunicatore, un collaboratore affidabile, un professionista capace di gestire conflitti o pressioni. Non esiste "pillola formativa" che sviluppi empatia, ascolto, responsabilità, capacità di lavorare in team.

Eppure, quando si propone un percorso serio sulle competenze comportamentali, la risposta è spesso la stessa: "Interessante… due orette online?"

Come se la maturità professionale fosse un optional. Come se la cultura organizzativa fosse un accessorio. Come se il comportamento fosse un dettaglio.

Il costo dell'illusione: turnover, conflitti, inefficienze

Quando le competenze comportamentali vengono trattate come un lusso, le conseguenze sono inevitabili:

  • Clima interno deteriorato

  • Riunioni inconcludenti

  • Conflitti latenti o esplosivi

  • Clienti irritati

  • Talenti che se ne vanno

  • Corpi presenti e cervelli spenti

  • Produttività che crolla

  • Leadership che rincorre emergenze invece di guidare

E tutto questo ha un costo enorme, spesso invisibile nei bilanci ma devastante nella realtà quotidiana.

Per gli addetti ai lavori: un cambio di paradigma è urgente

Chi lavora nelle risorse umane, nella formazione, nella selezione, non può più permettersi di ignorare questo squilibrio. Non è solo una questione etica: è una questione strategica.

Serve:

  • Valutare i comportamenti con la stessa serietà con cui si valutano le competenze tecniche

  • Introdurre strumenti di osservazione, assessment, simulazioni, role play

  • Formare i selezionatori a leggere dinamiche relazionali e non solo CV

  • Investire in percorsi di sviluppo comportamentale continuativi, non episodici

  • Creare una cultura del feedback reale, non cosmetico

  • Sostenere i manager nel diventare allenatori, non controllori

Le aziende che lo fanno oggi saranno quelle che domineranno il mercato domani.

Per chi inizia ora: la competenza comportamentale è il tuo vero vantaggio competitivo

Per i giovani professionisti, per chi entra ora nel mondo del lavoro, questo è un messaggio fondamentale: le competenze tecniche ti fanno entrare. Le competenze comportamentali ti fanno restare, crescere, guidare.

Impara a:

  • Ascoltare davvero

  • Gestire il conflitto senza evitarlo né amplificarlo

  • Comunicare con chiarezza

  • Collaborare senza perdere la tua identità

  • Accettare feedback senza viverli come attacchi

  • Essere affidabile, non perfetto

  • Sostenere gli altri, non solo te stesso

Sono queste le qualità che trasformano un professionista in un punto di riferimento.

Il futuro appartiene a chi sa lavorare con gli altri

Le organizzazioni non sono macchine. Sono ecosistemi umani. E gli ecosistemi prosperano quando le relazioni funzionano.

Finché continueremo a considerare le competenze comportamentali come un "nice to have", continueremo a pagare il prezzo di questa miopia. Il giorno in cui inizieremo a trattarle come ciò che sono — la spina dorsale della performance — allora vedremo davvero cambiare il modo in cui lavoriamo, collaboriamo, cresciamo.

È tempo di smettere di stupirsi. È tempo di iniziare ad allenare ciò che conta davvero.



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