
Oltre la crisi delle relazioni: perché abbiamo ancora bisogno degli altri
Negli ultimi decenni la società ha attraversato una trasformazione radicale che ha inciso in profondità sul modo in cui gli esseri umani vivono l'amore, l'intimità e la relazione. L'avvento della tecnologia digitale ha permeato ogni dimensione dell'esistenza, ridefinendo i ritmi della vita quotidiana, le forme della comunicazione e persino la struttura del desiderio. In questo scenario, i giovani — nativi digitali, cresciuti in un ambiente iperconnesso — rappresentano il laboratorio vivente di un cambiamento che non è solo tecnologico, ma antropologico. Le loro relazioni affettive si formano, si sviluppano e si dissolvono in un contesto in cui la connessione è continua, le possibilità sono infinite e la presenza è spesso mediata da uno schermo. Comprendere come vivono l'amore significa comprendere la direzione verso cui si muove la nostra società.
La crisi delle relazioni non è un fenomeno marginale né un semplice effetto collaterale della modernità digitale. È diventata la lente attraverso cui osserviamo molte delle fragilità del nostro tempo: l'ansia diffusa, la perdita di futuro, l'incapacità di stare nel desiderio, la fatica a costruire legami che durino più di un istante. Non è un caso che sociologi, filosofi ed educatori – da Bauman a Pulcini, da Galimberti a Mortari – convergano su un punto essenziale: l'essere umano è un animale relazionale, e quando la relazione si incrina, si incrina anche la nostra capacità di vivere pienamente.
Bauman aveva colto con lucidità la fragilità dei legami contemporanei, descrivendo una socialità "caotica, confusa, sfocata", attraversata da emozioni intense ma effimere, destinate a consumarsi rapidamente. Illouz ha mostrato come l'intimità stessa si sia raffreddata, trasformata in un processo regolato da algoritmi, metriche e piattaforme che promettono compatibilità ma rischiano di impoverire la profondità emotiva. Pulcini ha evidenziato come l'individualismo accelerato produca una "incolmabile mancanza", una tensione continua verso un desiderio che non sa più attendere, mentre Meirieu sottolinea l'incapacità crescente di stare nel tempo dei sentimenti, di tollerare la frustrazione, di attraversare la delusione. Galimberti osserva che molti giovani vivono una mancanza di prospettive e di progetti, immersi in un presente che non apre al futuro, mentre Mortari ricorda che l'essere umano è strutturalmente mancante e bisognoso dell'altro, e che la relazione non è un accessorio, ma una condizione ontologica.
In questo contesto, la rivoluzione digitale non si limita a offrire nuovi strumenti: ridefinisce le categorie stesse con cui pensiamo l'amore, l'intimità, l'impegno. Le relazioni giovanili si muovono in un ambiente in cui la connessione è costante ma la presenza è intermittente, in cui l'identità è continuamente negoziata attraverso immagini, profili e narrazioni pubbliche, in cui ogni legame è potenzialmente sostituibile e ogni incontro è immerso in un orizzonte di possibilità illimitate. La tecnologia amplifica la libertà, ma amplifica anche l'incertezza. Offre nuove forme di vicinanza, ma introduce nuove forme di distanza. Permette di comunicare senza sosta, ma non garantisce la capacità di ascoltare.
La socialità liquida: tra eccesso e evaporazione
Zygmunt Bauman ha descritto la socialità contemporanea come "caotica, confusa, sfocata, priva di sfoghi regolari", un mondo in cui le emozioni collettive esplodono in "orge di compassione" o in "scoppi di aggressività smisurata" per poi dissolversi rapidamente. Questa volatilità non riguarda solo i sentimenti pubblici: è diventata la grammatica delle nostre relazioni quotidiane. Legami intensi ma brevi, entusiasmi che si consumano in fretta, connessioni che non si trasformano mai in comunità. Viviamo in un'epoca in cui tutto è possibile, tutto è disponibile, ma nulla sembra davvero durare.
L'individuo accelerato: la mancanza che non si colma
Elena Pulcini ha colto con lucidità il cuore del problema: l'individualismo contemporaneo non è solo egoismo, è una forma di inquietudine permanente. L'uomo accelerato rincorre oggetti, esperienze, riconoscimenti, ma ogni conquista si dissolve nell'istante stesso in cui viene raggiunta. Da qui nasce quella condizione che Pulcini definisce "incolmabile mancanza", una fame che non trova mai pace. Il desiderio non ha più tempo per maturare. Se non è soddisfatto subito, viene abbandonato. E con il desiderio si indebolisce anche la capacità di progettare, di attendere, di costruire.
Giovani senza relazione: l'educazione ferita
Umberto Galimberti osserva che molti adolescenti vivono in una "diffusa mancanza di prospettive e di progetti", immersi in un presente che non apre al futuro. La tecnologia, lungi dall'essere un nemico in sé, diventa un problema quando sostituisce la relazione invece di ampliarla. Molti ragazzi "non alzano la testa dal telefonino, neppure per mangiare", e questo non è un dettaglio: è un sintomo. Philippe Meirieu aggiunge un tassello decisivo: l'impulsività. L'incapacità di stare nel tempo del desiderio, di tollerare la frustrazione, di attraversare la delusione. I sentimenti richiedono lentezza, parola, presenza. Senza questa educazione emotiva, la relazione si spezza e, nei casi estremi, può degenerare in violenza.
La mancanza come condizione umana
Luigina Mortari ci ricorda che l'essere umano è "mancante", strutturalmente bisognoso dell'altro. Non è un difetto, è la nostra forza. La relazione non è un optional, è la condizione stessa della nostra esistenza. Dal neonato che piange per essere accolto all'adulto che cerca un amico, un amante, un compagno di progetto, la nostra vita è un continuo movimento verso l'altro. Quando questo movimento si interrompe, quando la mancanza non trova più risposta, nasce la crisi.
Gli obiettivi di questa ricerca nascono da questa complessità. Si intende analizzare come la tecnologia digitale abbia trasformato il concetto stesso di amore e intimità, esplorando come i giovani interpretano e vivono queste esperienze in un ambiente iperconnesso. Si vuole comprendere le nuove modalità attraverso cui i legami affettivi si formano, si mantengono e si dissolvono nell'era dei social media, indagando l'influenza della connessione pervasiva sulla qualità e sulla durata delle relazioni.
Si esaminano le sfide emotive e psicologiche che emergono in un contesto in cui la tecnologia offre infinite opportunità ma introduce rischi e incertezze senza precedenti. Si cerca di capire come queste dinamiche stiano ridefinendo i concetti di intimità, impegno, desiderio e presenza.
Riaprire lo spazio comune
Se la crisi delle relazioni è così profonda, da dove ripartire?
Bauman propone di riscoprire l'Agorà: uno spazio che non è solo fisico, ma simbolico. Un luogo dove il privato e il pubblico si incontrano, dove si costruiscono significati condivisi, dove si impara a essere cittadini e non solo individui. Pulcini invita a riattivare "passioni orientate all'alleanza e alla solidarietà", a riscoprire il desiderio dell'altro come parte costitutiva del nostro essere. Non altruismo sacrificale, ma cura: la capacità di vedere l'altro, di empatizzare, di fare insieme.
La relazione come pratica quotidiana
Carl Rogers ci offre forse la chiave più concreta: la relazione nasce dall'ascolto. Non dall'intervento, non dal consiglio, non dalla sostituzione. Ascoltare significa creare uno spazio in cui l'altro possa emergere, riconoscersi, trasformarsi. È un atto maieutico, non terapeutico. Una società che vuole uscire dalla crisi delle relazioni deve imparare a praticare l'ascolto come forma di cittadinanza.
Verso una nuova cultura del legame
La crisi non è solo un problema: è un invito. Ci costringe a guardare oltre l'immediatezza, a ripensare le forme dell'essere insieme, a immaginare nuove modalità di costruire comunità. Forse il compito del nostro tempo è proprio questo: trasformare la mancanza in desiderio, l'individualismo in cura, la connessione in relazione. Non per nostalgia del passato, ma per dare forma a un futuro in cui la socialità non sia più liquida, ma vitale.
Perché, nonostante tutto, continuiamo ad avere bisogno degli altri. E forse è proprio da qui che può ricominciare la nostra storia.

Negli ultimi decenni la società ha attraversato una trasformazione radicale che ha inciso in profondità sul modo in cui gli esseri umani vivono l'amore, l'intimità e la relazione. L'avvento della tecnologia digitale ha permeato ogni dimensione dell'esistenza, ridefinendo i ritmi della vita quotidiana, le forme della comunicazione e persino la...
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