
Iginio Rossi: l’architettura come responsabilità sociale
Che cos'è una città? Non solo muri, strade e piazze, ma un organismo vivo fatto di relazioni, tempi e bisogni. È da questa domanda che parte Iginio Rossi, architetto e urbanista, coordinatore del programma Città accessibili a tutti dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU). La sua visione è chiara: l'architettura non deve limitarsi a disegnare forme, ma deve creare condizioni di vita migliori per tutti, senza esclusioni. Iginio Rossi concepisce l'architettura come un sistema di relazioni che deve rendere la città inclusiva, accessibile e capace di accogliere la diversità. Il suo approccio non si limita al superamento delle barriere architettoniche, ma abbraccia la dimensione sociale, economica e culturale del vivere urbano.
L'idea di accessibilità
Per Iginio, parlare di accessibilità significa andare oltre le barriere architettoniche.
Ci sono barriere fisiche, certo, ma anche sensoriali, cognitive e burocratiche: un linguaggio troppo tecnico nei servizi pubblici, un trasporto non integrato, un sito web poco leggibile.
L'architettura diventa allora un linguaggio di inclusione, capace di semplificare la vita quotidiana e di restituire dignità a chi spesso viene lasciato ai margini.
La città come rete di benessere
Il progetto Città accessibili a tutti non è un esercizio teorico, ma un laboratorio concreto. Iginio Rossi lo ha intrecciato con altre reti tematiche dell'INU:
Mobilità dolce, per ripensare gli spostamenti in chiave sostenibile e inclusiva.
Territori ciclici, per immaginare città che si rigenerano e si trasformano senza consumare risorse all'infinito.
In questa visione, l'accessibilità non è un settore isolato, ma un filo rosso che collega abitare, lavoro, ambiente e mobilità.
Strumenti e progetti
Atlante delle città accessibili: una piattaforma che raccoglie buone pratiche e casi studio, utile a studenti, amministratori e cittadini.
Premio "Città accessibili a tutti": un riconoscimento alle tesi di laurea e alle ricerche che affrontano il tema con creatività e rigore.
Sperimentazioni locali: progetti pilota che dimostrano come l'accessibilità possa diventare motore di rigenerazione urbana.

Un pensiero che educa
Il modo di raccontare l'architettura di Iginio Rossi è didattico e coinvolgente. Non parla solo agli addetti ai lavori, ma a chiunque viva la città; con una triplice valenza. 1 Invita a rallentare e a osservare lo spazio pubblico come luogo di relazione. 2 Mostra che l'accessibilità è anche una questione economica e sociale: entro il 2050, il 15% della popolazione urbana mondiale sarà composta da persone con disabilità. 3 Ricorda che una città inclusiva è anche più competitiva e sostenibile, perché valorizza tutte le energie della comunità.
Iginio Rossi ci insegna che l'architettura non è solo estetica, ma responsabilità sociale. È un invito a guardare la città con occhi nuovi: non come un insieme di edifici, ma come un laboratorio di convivenza. Ogni barriera diventa occasione di innovazione, ogni spazio un'opportunità di incontro. In fondo, costruire città accessibili significa costruire democrazia quotidiana.
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