
Un saggio che sfida la narrazione dominante
Il libro di Raja Shehadeh "Che cosa teme Israele dalla Palestina?" è un saggio potente e lucido che interroga le radici profonde del conflitto israelo-palestinese, denunciando le occasioni mancate di pace e proponendo una visione di coesistenza possibile.

Nel suo ultimo saggio, Raja Shehadeh affronta con lucidità e coraggio una delle questioni più complesse e dolorose del nostro tempo. Avvocato, attivista e scrittore palestinese, Raja Shehadeh non si limita a raccontare il conflitto: lo interroga, lo smonta, lo espone nella sua dimensione più umana e tragica. Il libro parte dalla Nakba del 1948, la "catastrofe" che segnò la nascita dello Stato di Israele e la rimozione della popolazione palestinese.
Da allora, secondo Shehadeh, Israele ha sistematicamente rifiutato ogni opportunità di riconciliazione, anche quando il mondo cambiava — come nel caso della fine dell'apartheid in Sudafrica o del crollo del muro di Berlino.
Una domanda che scava in profondità
Il titolo stesso è una provocazione: cosa teme davvero Israele? La risposta, secondo l'autore, non è la violenza o il terrorismo, ma la verità storica, la memoria, la possibilità che la narrazione palestinese venga finalmente riconosciuta. Shehadeh sostiene che la paura più profonda sia quella di dover fare i conti con l'esistenza e i diritti di un altro popolo, quello palestinese, che da decenni lotta per la propria autodeterminazione.
Un'analisi delle occasioni mancate
Il libro ripercorre le numerose occasioni in cui la pace sarebbe stata possibile: dagli Accordi di Oslo alla proposta di due Stati, fino alle iniziative della società civile. In ogni caso, secondo Raja Shehadeh, Israele ha scelto la via della chiusura, della colonizzazione, della negazione dell'altro. Ma il saggio non è un atto d'accusa sterile: è una riflessione profonda su come la paura e la sfiducia reciproca abbiano impedito la nascita di una convivenza pacifica.
Un appello alla coesistenza
Raja non cede al cinismo. Al contrario, propone una visione alternativa: quella di due popoli che, pur segnati da un passato doloroso, possono costruire un futuro comune. La coesistenza, per l'autore, non è solo auspicabile: è necessaria. E passa attraverso il riconoscimento reciproco, la giustizia, la fine dell'occupazione e la restituzione della dignità.
Un'opera breve, ma potente
In poco più di cento pagine, Raja Shehadeh riesce a condensare decenni di storia, diritto, emozioni e speranze. Il suo stile è sobrio, essenziale, ma carico di significato. Non cerca di convincere con slogan, ma con argomentazioni, esperienze personali e una profonda conoscenza del diritto internazionale. Quindi, in definitiva, Che cosa teme Israele dalla Palestina? è un libro che merita attenzione. Non solo per comprendere meglio il conflitto israelo-palestinese, ma per riflettere su come la paura possa essere superata dalla verità, dalla giustizia e dalla volontà di costruire un futuro condiviso. È un invito a non arrendersi all'inevitabilità del conflitto, ma a credere nella possibilità della pace.
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