I vasti dataset di immagini usati per addestrare l'IA provengono dal campo della pianificazione urbana, una disciplina progettuale che da posizioni elevate nella "stratosfera tecnologica" da più tempo di quanto esista lo Stato di Israele ha contribuito a rendere omogenee e "levigate" le geografie coloniali. In queste immagini di una Gaza colonizzata, campi agricoli del primo Novecento, autostrade di metà secolo e grattacieli del primo ventunesimo secolo si uniscono in un unico insieme gelatinoso.
Presentato in questo modo, il piano mantiene viva una sorta di progetto avviato dalle collage coloniali della pianificazione urbana del XX secolo. A titolo esemplificativo, il progetto del 1904 di Daniel Burnham per Manila taglia l'assetto urbano storico con ampi viali, preservando al contempo l'architettura coloniale spagnola dei secoli precedenti.
"Gaza 2035", in particolare con la sua vista aerea come immagine principale, richiama molte altre visioni dall'alto di progetti urbani imposti verticalmente, proposti nel corso del XX secolo per dotare territori di infrastrutture aderenti al modello estetico occidentale. Nelle vedute dall'alto del "Plan Obus" di Le Corbusier, l'Algeri che si mostra è una città in cui le baraccopoli prevalentemente musulmane sono sorvegliate fin dall'alto, dalla casbah del X secolo dove risiedevano i coloni europei. Come osserva Zeynep Çelik, condurre queste visioni "top-down" impone condizioni oppressive; esse stabiliscono una sorveglianza visiva costante della popolazione locale e stabiliscono un ordine sociale gerarchico nell'immagine urbana, con i dominanti in alto e i dominati sotto. Questo sistema di sorveglianza abituale a Gaza ha in parte reso plausibile un progetto totalizzante come "Gaza 2035" agli occhi di chi lo ha concepito.
Nell'era presente — quella piuttosto ostentatamente definita "post-coloniale" nella globalizzazione — diversi gruppi di investimento e interessi d'affari stanno canalizzando risorse per edificare nuove città da zero, in luoghi ritenuti privi di storia culturale. La logica è evidentemente altra: ogni territorio non viene considerato come luogo dove si sviluppano vite, bensì come terreno di prova per tecnologie legate all'Internet delle Cose e all'IA, finora testate solo nei limiti infrastrutturali di città già esistenti.
Un caso esemplare è East Solano (detto anche "California Forever"): un progetto co-proposto da Jan Sramek e altri miliardari della Silicon Valley, volto a realizzare una città ex-novo per 400.000 residenti nella contea di Solano (vicino alla Silicon Valley), presentata al pubblico tramite immagini generate da IA troppo belle per essere credibili. Strade affollate di pedoni, cieli aperti e una densità di sperimentazione tecnologica senza precedenti tessuta nell'urbanesimo cittadino: una città in cui la tecnologia è protagonista.
In "Gaza 2035", la spinta dirompente, demolitrice e annientatrice del progetto sionista, si combina con le capacità generative dell'intelligenza artificiale — che enfatizzano il ruolo della pianificazione urbana nell'"organizzare" velocemente il territorio, escludendo l'empatia umana dalla creazione visiva. Il matrimonio tra sionismo e IA è ulteriormente alimentato dall'impulso capitalista a rimuovere ogni ostacolo allo sviluppo internazionale del neoliberismo.
L'idea di uno Stato nazionale, come abbiamo visto, è spesso supportata da fantasie legittimate da sofisticati metodi di rappresentazione visiva. L'intelligenza artificiale è soltanto l'ultima tecnologia adottata a questo scopo.
Eppure, nel frattempo, esiste un progetto di rappresentazione opposta: una Palestina senza confini, radicalmente diversa. Un progetto che non nasce da macchine insensibili, ma da persone comuni. Molte rotte verso un'autonomia palestinese diversa sono già in fermento, e stanno emergendo come alternative all'ordine occidentale. Ma una domanda resta aperta: come genereranno le loro immagini?