La ricerca del riconoscimento (Hegel e oltre)
Il mostro, o meglio la Creatura, mostra qui una consapevolezza tipicamente umana: non basta esistere biologicamente, serve essere riconosciuti. Secondo la Fenomenologia dello Spirito di Hegel, la coscienza diventa veramente sé stessa solo attraverso un rapporto dialettico con un altro che la riconosce come soggetto. La Creatura ha ormai attraversato un ciclo completo di stagioni, segno di maturazione, ma resta incompleta finché non trova uno sguardo che la accolga. La strategia di rivolgersi al vecchio cieco De Lacey nasce da qui: il cieco non può essere influenzato dal pregiudizio visivo, e quindi potrà riconoscerlo per la sua voce e le sue parole.
Linguaggio vs. apparenza (Platone e il primato del logos)
Il passo mostra una tensione tra due modi di conoscenza. L'apparenza esteriore, che genera paura e rifiuto (il "corpo mostruoso" come marchio di esclusione sociale).
La parola e la ragione: la Creatura riconosce che il linguaggio può creare un ponte, può manifestare l'interiorità e rendere possibile l'incontro. Qui riecheggia l'idea platonica che il logos sia il tramite dell'anima, più veritiero delle mere impressioni sensibili.
La cecità come metafora (Epistemologia ed etica)
Il cieco diventa simbolo paradossale di una possibile "visione" più autentica. Non potendo vedere il corpo mostruoso, può giudicare secondo ragione e non secondo apparenza. La cecità qui rovescia il paradigma abituale (dove "vedere" è sinonimo di conoscere): l'assenza della vista è ciò che permette un accesso meno contaminato dal pregiudizio. Filosoficamente, questo rimanda a un'idea kantiana: la conoscenza sensibile è limitata e ingannevole, e solo la facoltà razionale (qui la parola e il dialogo) consente un giudizio etico universale.
La dialettica tra natura e cultura
La Creatura, "figlio" della scienza ma privo di comunità, rappresenta un essere liminale.
Natura: il corpo deforme, generato artificialmente, ma percepito come un fatto bruto e minaccioso.
Cultura: il desiderio di relazione, l'uso del linguaggio, la progettualità (aspettare il momento giusto, scegliere il modo di agire). Questa tensione mostra il paradosso: è "mostro" solo perché la società non riesce a integrarlo nella sfera culturale.
Aspetti etico-politici
Il passo mette in scena il meccanismo dell'esclusione sociale. La Creatura sa che sarà rifiutata a causa dell'aspetto, indipendentemente dai suoi intenti. Il suo progetto è allora un tentativo di "contrattazione morale" con la comunità attraverso l'unico spiraglio possibile: la fiducia di un individuo che non può vederlo. Qui Mary Shelley anticipa una riflessione moderna: la stigmatizzazione dell'altro (per razza, deformità, diversità culturale o sociale) impedisce il riconoscimento dell'umanità condivisa.
La tragedia dell'alterità
Filosoficamente, il passo mostra il cuore tragico del romanzo: la Creatura è perfettamente razionale, sa argomentare, riflette su sé stessa, eppure la sua condanna non deriva da ciò che fa o pensa, ma da come appare. In termini levinasiani, l'"altro" qui non riesce a essere accolto nel volto, perché il volto è oscurato dall'orrore fisico. La Creatura cerca allora un varco etico nell'unico uomo che non può guardare il suo volto.